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sabato, 04 luglio 2009

Stringiamoci TUTTI intorno a Pino!

telejato maniaci

DEVE ESSERE DA ESEMPIO!

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La vicenda del collega siciliano Pino Maniaci, ora, deve solo far riflettere. Deve essere da esempio per evitare certi assurdi ragionamenti. Frutto, probabilmente, di un disinteresse diffuso in tutto il resto del Paese. Pino Maniaci è il direttore di ‘Telejato’, un’emittente televisiva di Partinico (Palermo) che si occupa di mafia. Una televisione che denuncia, racconta, spiega e che fa ‘nomi e cognomi’. Di chi? Dei mafiosi locali. Pone l’indice contro ‘le famiglie di Borgetto, Montelepre, Partinico, Cinisi e Terrasini’. Le stesse famiglie che da qualche tempo stanno rendendo la vita difficile a Pino con attentanti, intimidazioni e minacce di morte. Il giornalista-giornalista Maniaci è il protagonista di un ‘piano’ omicida di Cosa Nostra. Il suo senso di legalità, la sua passione per il giornalismo, la sua libertà danno fastidio a questi maledetti criminali. “Esiste un piano della mafia per eliminarmi”. Con queste fredde parole il cronista antimafia ha lanciato l’allarme. Nell’intervista rilasciata al sito ‘LiveSicilia’ il giornalista, accusato di esercizio abusivo della professione, denuncia con serenità, facendo nomi e cognomi, una situazione diventata insostenibile. Il problema non era tanto lo “spiacevole equivoco”, così come definito dal portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti. L’assoluzione decretata da un giudice ha fatto registrare anche l’intervento del segretario dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Jacopino: “c’è un giudice a Partinico, capace di respingere inverosimili interpretazioni della legge”. Questo caso dovrebbe essere da esempio per il futuro. Chi lotta quotidianamente contro le organizzazioni criminali deve essere sostenuto e non criminalizzato con infondate accuse. Il problema che deve essere affrontato e risolto il prima possibile resta l’incolumità fisica di Pino e della sua famiglia. Dobbiamo tutti stringerci intorno al giornalista antimafia Pino Maniaci (su ‘facebook’ molti gruppi sono nati per sostenere il suo impegno antimafia). Per Giuseppe Lumia, anche lui minacciato di morte da Cosa Nostra: “Pino Maniaci non va lasciato solo. E’ una grande risorsa della stampa libera. E’ il simbolo di un’informazione libera e coraggiosa, perché racconta gli interessi della mafia nel territorio, indicando nomi e cognomi dei boss. Pino Maniaci deve avere accanto a sé la parte migliore dello Stato e della società”. Mentre per Sonia Alfano, eurodeputato dell’Italia dei Valori e figlia di un altro simbolo della lotta alla mafia ucciso a colpi di pistola: “Pino Maniaci è un uomo libero e un giornalista con la schiena dritta che non obbedisce a padrini o padroni”. La sorella del giudice Paolo Borsellino, Rita (europarlamentare per il Pd) ha aggiunto: “l’informazione libera è una delle cose che dà più fastidio alla criminalità organizzata. Per questo, non stupisce che il giornalista Pino Maniaci sia nel mirino della mafia”. Cosa dobbiamo ancora aspettare per proteggere Pino? Ora tocca a noi e a tutte le Istituzioni spostare il mirino e posizionarlo dall’altra parte. Grazie a Pino Maniaci si conosce il piano criminale e vigliacco delle famiglie mafiose ‘di Borgetto, Montelepre, Partinico, Cinisi e Terrasini’. E’ giunto il momento di agire. Di far capire a questi quattro delinquenti che è finito il tempo delle facili minacce. Ma che Stato è quello che permette questi numerosi episodi da ‘far west’? Sin quando le persone oneste devono temere per la loro vita? E per quella dei loro familiari? Uno Stato serio avrebbe, da diversi anni, già eliminato questo cancro che opprime il Paese intero. Ora tocca a noi tutti. Teniamo gli occhi aperti. Non è possibile più far finta di non capire, di non sapere. La vita dei tanti Pino Maniaci italiani è nelle nostre mani. Stringiamoci intorno ai simboli della libertà e del fresco profumo di legalità. Pino Maniaci fa della professione giornalistica una missione quotidiana. Lui lotta con onore e con orgoglio contro il malaffare. E per fare questo non occorre certo un ‘patentino’. Occorre dignità.

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

sabato, 27 giugno 2009

Le mafie non valgono niente!

camorra_niente

Il Molise tra ‘ndrangheta e camorra

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Nella zona del litorale della provincia di Campobasso si assiste al fenomeno del «cavallo di ritorno» su autovetture e automezzi agricoli. Nella Regione si registra la crescita di aggregati delinquenziali strutturati e dediti all’usura e allo spaccio di stupefacenti. Il consolidamento di sodalizi criminali pugliesi e campani è orientato alla gestione e al transito di grosse partite di tabacchi lavorati esteri e di droga, dirette al nord dell’Italia o verso la Campania. Si registrano anche attivita` di riciclaggio. Nuclei di nomadi di etnia Rom alimentano i circuiti usurari”. Questo si legge nella relazione annuale della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare. Il documento è stato approvato dalla commissione nella seduta del 30 luglio 2003. E sempre nella stessa Relazione, a pag. 43, si apprende: “In Molise risiedono soggetti collegati alla cosca BELLOCCO di Rosarno”. Chi sono i Bellocco? Sono una potente 'ndrina originaria di Rosarno. Secondo Wikipedia è una delle più potenti della 'ndrangheta, da sempre molto attiva nel narcotraffico, nelle estorsioni e nel controllo di tutte le attività commerciali e imprenditoriali nella Piana di Gioia Tauro, ma anche rapine a mano armata e usura. Insieme ai ‘Pesce’ hanno collegamenti con la criminalità, austriaca, greca, libanese, tedesca e francese. Gregorio Bellocco, capobastone fino al suo arresto nel 2005, estese l'influenza della cosca in Lombardia nella zona di Varese. Il capobastone Umberto Bellocco, diede il grado di Santista a Giuseppe Rogoli, il quale, col suo permesso e quello di Carmine Alvaro fondò nel 1983 la Sacra Corona Unita. Ma i molisani sono a conoscenza di questi fatti? Sanno che il Molise, oltre alla camorra, ospita le pericolosissime cosche della ‘ndrangheta? Perché in questa Regione c’è il silenzio intorno a questi argomenti? E perché i molisani non sono stati mai informati? Sembrano argomenti che non appartengono a questa piccola Regione. Pochi appaiono interessati. Le mafie in questa Regione sembrano non fare paura. Operano in silenzio, perché intorno tutto tace. E’ giunto, dopo questo lungo letargo, il momento di denunciare la presenza di questi assassini. E’ giunto il momento di fare luce sui tanti traffici illeciti che vengono realizzati in Molise. La gente deve iniziare ad interessarsi a questi problemi. Per evitare che questa Regione possa finire nelle mani sbagliate, di persone senza scrupoli. Brave a mortificare, a intimidire e a uccidere. Impegnate a creare una cappa di illegalità per i loro sporchi interessi. Nel resoconto stenografico della 30^ seduta (giovedì 17 ottobre 2002) della commissione parlamentare d’inchiesta, proprio il ministro dell’Interno dell’epoca, Giuseppe Pisanu, dichiara: “La Campania si colloca certamente al primo posto per quello che concerne i reati collegati all’illegalità ambientale ed essa figura sia come sito di destinazione di traffici abusivi, sia come luogo di partenza di rifiuti tossici che poi vengono smaltiti in altre Regioni (tra queste ricordo la Puglia, la Basilicata, il Molise, il Piemonte, la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto)”. La presenza del Molise, in questi documenti parlamentari, dovrebbe far seriamente riflettere i cittadini. E’ possibile sopportare ancora l’arroganza di queste criminalità? Stiamo parlando di organizzazioni criminali come la camorra e la ‘ndrangheta. Quello che sta accadendo in questi anni in Molise non è fiction, ma è drammatica realtà. L’assordante silenzio porta solo all’allargamento degli affari di questi criminali. Dobbiamo aspettare i morti anche in Molise o si può iniziare a porre qualche domanda? Resta un dato drammatico. Questi piccoli uomini, che di onorevole non hanno nemmeno le suole delle loro costose scarpe, già da molti anni hanno adocchiato questa Regione. Ora due sono le mosse da compiere. Lasciare il nostro territorio nelle loro mani insanguinate o mandarli via con la coda tra le gambe. Per molti questa seconda ipotesi potrebbe essere impossibile e impraticabile. Probabilmente un’azione congiunta potrebbe portare ad una definitiva liberazione. I nostri territori hanno bisogno del profumo di libertà e non del puzzo, come amava dire il giudice Borsellino, del compromesso morale.

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

 

postato da: Paolo27is alle ore giugno 27, 2009 10:22 | link | commenti (1)
categorie: camorra, ndrangheta, molise, campobasso, commissione antimafia, infiltrazioni, sodalizi crimninali
giovedì, 25 giugno 2009

Intervista al PM che ha sbattuto in carcere gli assassini di Giovanni Falcone.

Luca TESCAROLI (15)

Chi serve lo Stato diventa un losco figuro e il mafioso diventa un eroe”

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Luca Tescaroli, oggi, è sostituto procuratore a Roma. È stato pubblico ministero nel processo di Capaci, dove lo Stato ha condannato gli assassini del giudice Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e degli agenti della scorta. Ha condotto le indagini sui mandanti occulti per le stragi e si è occupato del processo Calvi-Ambrosiano. Ha scritto Perché fu ucciso Giovanni Falcone (2001), "I misteri dell'Addaura... ma fu solo Cosa Nostra?" (2001), "Le faide mafiose nei misteri della Sicilia" (2003), "Le voci dell'oblio... Il silenzio di coloro che non possono più parlare" (2005). Il magistrato antimafia è intervenuto a Isernia per presentare il libro “Colletti Sporchi. Finanzieri collusi, giudici corrotti, imprenditori e politici a libro paga dei boss”, un volume scritto a quattro mani con il giornalista Ferruccio Pinotti.

Perché l’esigenza di scrivere un libro sui “Colletti Sporchi”?

“Le ragioni sono diverse. Innanzitutto un proposito di divulgare le ragioni della pericolosità straordinaria e delle insidie che nasconde il crimine mafioso nel nostro Paese. E questo lo si è fatto attraverso l’esperienza professionale che ho vissuto e attraverso le persone con le quali nel corso della mia attività sono entrato in contatto. Questa esigenza di raccontare in cosa consiste questa straordinaria pericolosità e insidiosità discende dalla constatazione dell’esistenza nel nostro Paese di un’informazione poco indipendente e che molto spesso diffonde le notizie con finalità strumentali, ponendo in essere attacchi servili nei confronti di coloro che sono proiettati ad individuare responsabilità considerate troppo scomode. Con questa pubblicazione si vuole colmare il ‘gap’ che si è venuto a creare tra quella che è la realtà esistente che si vive, che la collettività vive, che i magistrati conoscono, attraverso i processi, e quella che ci viene rappresentata dai media”.

Come è vista l’informazione dalle associazioni criminali?

“L’informazione basata sulla verità è fondamentale ed è fortemente temuta dalle strutture mafiose. E abbiamo degli esempi importanti. Pensiamo ai casi dei giornalisti come Mario Francese, Giuseppe Fava, Mino Pecorelli, Giovanni Spampinato, Giuseppe Impastato che sono morti per aver raccontato cos’è la mafia, per le loro inchieste, per le accuse che hanno lanciato nei confronti dei mafiosi. L’informazione è temuta perché ostacola l’azione delle strutture mafiose, consente di tenere viva l’attenzione e permette di sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni sulla sua pericolosità. L’informazione consente anche di sgretolare il consenso che le associazioni mafiose, attraverso la loro azione, cercano di conquistare. Questa pubblicazione vuole essere un modo per rendere omaggio alle tante, troppe vittime del crimine mafioso e un modo per raccontare la forza inesauribile dei valori dello Stato che ancora esistono, dei valori della legalità che ancora esistono e che molti con il loro sacrificio quotidiano hanno portato avanti e stanno portando avanti”.

Molte stragi di mafia e tanti delitti eccellenti sono rimasti ancora avvolti nel mistero.

“I responsabili appartenenti alle strutture mafiose sono stati individuati, sono stati processati, sono stati condannati e i latitanti sono stati arrestati. E non è una cosa da poco. Vi è stato un lavoro continuo e incessante da parte delle forze dell’ordine e dei magistrati. Per alcuni anni, sin quando l’attenzione è rimasta concentrata sull’area militare, c’è stata anche una partecipazione attiva di settori diversi della magistratura e delle forze dell’ordine in questo impegno. Si è cercato di dare una risposta, con questo libro, sul perché nel nostro Paese più di un terzo del territorio e dell’economia, da 150 anni, sono controllate dalle strutture mafiose che contengono il potere allo Stato. E’ un qualcosa di estremamente irrazionale. Secondo una logica manichea che contrappone il bene e il male sembra impossibile che due realtà antitetiche, che dovrebbero contrastarsi l’un con l’altra, coesistano. Lo Stato è molto più forte delle strutture mafiose che sono rappresentate da alcune decine di migliaia di mafiosi. Dovrebbe agevolmente schiacciare queste realtà criminali e così è accaduto con realtà come il terrorismo che è stato annichilito. Invece con le strutture mafiose ciò non è accaduto”.

Perché la mafia ancora non è stata annichilita?

“Una delle più importanti ragioni che hanno consentito questa coesistenza, tra struttura mafiosa e Stato, è sicuramente rappresentata dalla circostanza che la linea di discrimine tra il bene e il male non è così netto. Vi sono forti aree di compenetrazione e questo spiega perché ancora ci troviamo dinanzi a questo problema. Ancora vi è l’esigenza di portare avanti cammini e percorsi di legalità per far capire questa realtà. Nella pubblicazione abbiamo cercato, attraverso l’analisi dei casi concreti, di far capire come e perché accadono questi fenomeni. Perché accade questo fenomeno della compenetrazione. E sono state prese in rassegna tutta una serie di tipologie criminali e non di condotte, che corrodono la democrazia, i nostri rapporti sociali, l’economia e il mondo del lavoro”.

Nel suo libro ‘Colletti Sporchi’ si individuano anche i rapporti tra la mafia e la politica. Lei cosa aggiunge sul legame politico che da sempre sembra essere presente nella vita delle organizzazioni criminali?

“Alcune condotte ci fanno capire come Cosa Nostra, in questo caso, abbia potuto contare su appoggi che hanno consentito di ottenere l’impunità che una mera associazione di gangster non potrebbe altrimenti ottenere. Nella categoria degli uomini politici abbiamo tutta una serie di velenose creature che sono state selezionate e condannate anche con sentenze passate in giudicato da Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo,  a Gianfranco Occhipinti. Vi sono anche una serie di condotte dove la magistratura non può agire perché ha dei limiti. Nel nostro Paese ci sono oltre 170 Comuni che sono stati sciolti per infiltrazioni di mafia. Alcuni sono stati sciolti per due volte. In questi casi non ci sono dei reati, ma delle intese tra rappresentanti dei cittadini e coloro che appartengono alle strutture mafiose”.

Cos’è la criminalità dei colletti bianchi?

“Vi è stato uno studioso, Edwin Sutherland, che nel contesto anglosassone, già a partire dal 1939, aveva fatto quest’analisi, dicendo che la criminalità dei colletti bianchi mina la fiducia nelle leggi e nello Stato, distrugge la certezza del diritto e le motivazioni dell’agire morale. Ha sottolineato che chi detiene il potere ha i mezzi per nascondere la propria criminosità o di presentarla sotto una falsa luce oppure di dare informazioni fuorvianti. Il delitto dei colletti bianchi rimane spesso impunito. Questa analisi dell’inizio del secolo fotografa la realtà italiana che oggi viviamo, che è caratterizzata da impunità, da processi di beatificazione di politici che vengono assolti o non condannati”.

Come vive oggi un magistrato?

“I pubblici ministeri sono al centro di una campagna di demonizzazione e di delegittimazione, di attacco volgare. Vengono indicati come dei fannulloni e come degli associati a delinquere. Per converso taluni mafiosi, come ad esempio Vittorio Mangano, il famoso stalliere di Arcore, viene indicato come eroe da detentori del potere. Chi serve lo Stato diventa un losco figuro e il mafioso diventa un eroe. Questo deve far riflettere. La realtà dimentica molto spesso che tra magistrati ve ne sono 27 uccisi dalla mafia o dal terrorismo e tantissimi rappresentanti delle forze dell’ordine che sono stati uccisi. L’elenco è lunghissimo”.

Il suo volume fa riflettere anche sulla realtà che viviamo oggi.

“Oggi si propina l’esigenza e la necessità di riformare la giustizia penale. Questo proposito di riforma viene concentrato sostanzialmente su tre punti: l’esigenza di separare le carriere dei giudici da quelle del pubblico ministero, l’esigenza di togliere la dipendenza dal pubblico ministero della polizia giudiziaria e le limitazioni sull’uso delle intercettazioni, strumento fondamentale di ricerca della prova. Appare piuttosto singolare tutto questo. Il vero grave problema della giustizia è l’infinità del tempo necessario per ottenere una pronuncia sulla responsabilità dell’imputato, che un meccanismo farraginoso che si chiama processo sembra ostacolare piuttosto che agevolare”.

Giovanni Falcone in un momento di euforia per le indagini condotte contro la mafia confidò al suo collega e amico Paolo Borsellino: ‘la gente fa il tifo per noi’. Lei si è occupato del processo Capaci, dove furono condannati gli assassini di Falcone. Lei provò la stessa sensazione descritta da Giovanni Falcone? La gente fece il tifo per voi?

“Subito dopo le stragi c’era una sollevazione popolare, c’era un’indignazione. La sicurezza nel Paese era stata minata. Si avvertiva e si percepiva con forza il sostegno della popolazione. Mi sembrava che la gente facesse il tifo per noi. Questa coesione è stata anche delle Istituzioni. Si giunse in tempi rapidi, nel settembre del 1997, alla condanna in primo grado di moltissimi boss mafiosi. In quel momento si continuava a respirare un’aria di tifoseria, di appoggio, di sostegno. Man mano che il tempo passava qualcosa è cambiato, soprattutto, quando si è cominciato a cercare di dare un volto a quei committenti esterni che le sentenze ci hanno detto, è apparso probabile che abbiano avuto interessi convergenti con quelli preminenti dell’organizzazione mafiosa”.

Qual è oggi lo stato di salute di Cosa Nostra?

“L’arresto di Bernando Provenzano ha inciso notevolmente sulla struttura mafiosa. E’ stato arrestato un boss malato e il mondo dell’informazione ha presentato quell’arresto e lo ha coniugato come la fine dell’organizzazione mafiosa. In realtà le cose non stanno così. C’è un impegno costante degli inquirenti nei confronti di Cosa Nostra che ha indebolito l’organizzazione. Ma questo non significa che sia stata sconfitta.  Vi sono molte altre persone pronte a prendere il posto dei capi. Quello che è accaduto in seno a Cosa Nostra è una sorta di riequilibrio, potremmo dire, tra le forze dell’organizzazione e le forze del mondo politico che naviga nel male affare. Che ha un certo interesse a mantenere l’organizzazione meno forte e meno compatta, per acquisire un potere di controllo. Oggi il politico colluso può permettersi di mandare a quel paese questo o quel boss mafioso. Perché l’organizzazione si è compressa e quindi il potere contrattuale del politico colluso è sicuramente aumentata. L’associazione mira a portare avanti l’idea di fare impresa in silenzio, immergendosi e cercando di non destare allarme sociale con il compimento di delitti eccellenti. Però l’organizzazione continua a controllare il territorio. I siciliani sono imprigionati dalle loro paure”. 

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

 

postato da: Paolo27is alle ore giugno 25, 2009 10:38 | link | commenti
categorie: mafia, falcone, giudici, borsellino, molise, isernia, luca tescaroli
sabato, 20 giugno 2009

La mala erba da estirpare.

mafie

ODORE DI CAMORRA

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Il Molise non è lontano dalle infiltrazioni malavitose. Sono già visibili quelli, che a parere mio, sono i segni che mettono in rilievo la presenza sul territorio della camorra Sto vedendo dei segnali che non mi piacciono, qualcosa che mi inquieta e che mi fa sentire l’odore della camorra. I sequestri di beni appartenenti a noti clan, avvenuti negli scorsi giorni in provincia di Isernia, possono essere qualcosa di inequivocabile”. In questo modo Rosaria Capacchione, la giornalista minacciata di morte dai clan camorristici, si è espressa sulla nostra Regione. La cronista de ‘Il Mattino’, impegnata da anni a combattere la camorra ed ora sotto scorta, non ha usato mezze misure per il Molise. Il pericolo esiste, anche se molti fanno finta di nulla, ed è tragicamente reale. “Quando un problema viene sottovalutato si corre il rischio di farlo ingigantire. Io credo fermamente che il Molise, così come ogni altra regione d’Italia, non debba considerarsi un’isola felice estranea a fenomeni di matrice mafiosa perché la mafia, attraverso la sua capillarizzazione, ha dimostrato negli anni di essere onnipresente sul territorio nazionale”. Così, invece, si è espresso uno dei massimi esperti di camorra. L’Onorevole Lorenzo Diana, per dieci anni componente della Commissione Antimafia, non vede altri scenari. L’attuale consigliere della fondazione Caponnetto e responsabile dell’Osservatorio Antimafia dell’associazione Articolo21, da quindici anni sotto scorta per le minacce di morte ricevute dai casalesi, non ha dubbi. Il silenzio non serve a nulla. Guardare dall’altra parte o far finta di non vedere e non sentire offre il terreno fertile a questi delinquenti senza scrupoli e senza cuore. La camorra, come tutte le mafie presenti sul territorio italiano, è una bestia da abbattere. E i molisani non devono permettere che questi assassini, trasformati in imprenditori per il loro personale profitto, possano fare i propri affari nei nostri territori. “La camorra – secondo Diana – è come la mala erba. Quando fiuta un grande affare arriva”. Qual è l’affare fiutato in Molise? Dalla relazione fatta in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in Molise emerge che il Molise è una Regione a rischio criminalità. Qualche mese fa, proprio a Toro, piccolo paesino in provincia di Campobasso, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli, acciuffarono una affiliato della camorra. Pasquale Rosario De Crescenzo, ai domiciliari nella piccola comunità molisana, era noto alle forze dell’ordine per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Lo stesso soggetto è ritenuto, dagli inquirenti, legato al clan dei Mariano, la cosca storica dei Quartieri Spagnoli. Prima dell’arresto, che non ha permesso al camorrista napoletano di fuggire in Perù, la Procura generale di Taranto aveva emesso un ordine di carcerazione per traffico internazionale di droga. Gli episodi sono tanti. E, in questi ultimi tempi, si stanno anche moltiplicando. Da Cantalupo del Sannio, dove sono stati sequestrati beni del valore di due milioni di euro al boss di Sant’Anastasia, si può arrivare sul litorale di Termoli e Campomarino (descritto nel libro ‘Gomorra’ di Roberto Saviano). Sul sito ‘Un mondo di Italiani’ (unmondoditaliani.com) è possibile leggere: “I carabinieri del Ros e del Noe, su ordine della Procura di Larino, nel 2004 hanno sgominato un’attività criminale che da tempo interessava le coste molisane Sono finite in carcere 7 persone e 14 sono state indagate, tutte con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla gestione e traffico illecito di rifiuti pericolosi. Ma non ci sono stati arresti illustri, invece, per le ceneri radioattive bruciate a Bojano, insieme a tonnellate di rifiuti tossici, pericolosi, eco tossici e teratogeni, come ha accertato un’altra indagine disposta dal Tribunale di Campobasso su denuncia dei cittadini”. Cosa sta accadendo in questa Regione? Quando la politica risponderà concretamente a questa domanda sarà possibile immaginare un futuro diverso. A volte, la forza di volontà dei cittadini contrasta con la mancanza di volontà della classe dirigente di un determinato territorio. Solo con un’azione congiunta (politica, politici, istituzioni, forze dell’ordine, associazioni e cittadini) sarà possibile annientare queste criminalità, che se pur organizzate, non possono far paura a chi la schiena è abituato a tenerla dritta.       

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postato da: Paolo27is alle ore giugno 20, 2009 14:16 | link | commenti
categorie: camorra, molise, mafie, assassini, camorristi, bojno, cantalupo del sannio

Pacta sunt servanda!!!

ubbidire

UBBIDIR TACENDO!

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Chi non è allineato è fuori dai giochi politici. Questo è il concetto che sarà fatto passare al Comune di Isernia. Dopo la tornata elettorale per il rinnovo del consiglio provinciale di Isernia è iniziata, nel centro-destra, la resa dei conti. Il candidato ‘solitario’ Giovancarmine Mancini, in rottura con il neo presidente della Provincia Luigi Mazzuto (che pochi ricordano per il suo passato politico), sarà letteralmente eliminato dalla scena politica comunale. Il più eletto alle elezioni comunali di Isernia sarà sacrificato per le pressanti richieste che stanno giungendo da più parti. Dal presidente della Regione Michele Iorio sino a Mazzuto, più volte attaccato da Mancini in campagna elettorale. La decisione di correre da solo, per non accettare un’imposizione giunta dall’alto (molti dicono che la scelta è stata fatta proprio da Iorio) farà perdere al politico locale, vice-sindaco e assessore, il posto in giunta e in consiglio. Il dado è tratto. Nel centro-destra il motto ‘ubbidir tacendo’ sarà ancora una volta utilizzato. Ma con il rimpasto cosa accadrà a Palazzo San Francesco? La spina nel fianco del centro-destra come sarà estirpata dal primo cittadino di Isernia? Riuscirà Melogli a gestire questa piccola crisi interna? Il rimpasto di Giunta lascerà delle ferite aperte? Il sindaco di Isernia dovrà per forza cedere sulla questione nata in queste ultime settimane. La sorella del presidente, Rosetta Iorio, in caso di crisi profonda, potrà facilmente prendere il posto dell’attuale sindaco. A Mancini questa situazione costerà cara. In caso di allontanamento forzato, il nostalgico avvocato non conserverà nemmeno il posto da consigliere comunale. L’unica poltrona che occuperà sarà in consiglio provinciale. Ma la battaglia, in caso di defenestramento, non è affatto conclusa. Come alle provinciali, Mancini (sempre se nel corso di questi anni non saranno allacciate nuove alleanze) correrà da solo anche per il consiglio regionale. Per ora la minaccia di Mancini ha fatto solo ridere chi, in Molise, continua a mantenere i fili del Popolo delle Libertà. C’è sempre un Mancini da far entrare sulla immensa barca azzurra.

 

postato da: Paolo27is alle ore giugno 20, 2009 02:25 | link | commenti
categorie: mancini, melogli, comune iseria, assessore e vice-sindaco di iser
domenica, 14 giugno 2009

Il silenzio fa paura!

Casal di Principe 19marzo2009 In ricordo di don Peppe Diana (42)

LE MANI DEL CRIMINE SUL MOLISE

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Probabilmente i segnali di questi anni non preoccupano i politici di questa Regione. Nessuno spende una parola sul pericolo che il Molise sta correndo. Le ramificazioni delle organizzazioni criminali che hanno esteso i propri tentacoli nella nostra Regione non fanno temere il peggio. Ma cosa deve accadere in questa terra per far gridare allo scandalo e per far scattare quell’orgoglio perduto da troppi anni? La campagna elettorale è terminata. Vincitori e vinti sono stati individuati grazie al consenso dei cittadini. Ma quello che deve far riflettere è che in tanti giorni di comizi ed incontri nessuno abbia trattato in maniera approfondita la ‘questione Camorra’. Il Molise è a forte rischio. Magistrati, scrittori, giornalisti sono interventi da tempo sul pericolo della criminalità organizzata. La politica, però, è troppo impegnata a creare consenso. A promettere di tutto durante le tante e inutili campagne elettorali. Cosa otterranno i molisani con la criminalità organizzata? Anche il silenzio dei rappresentanti delle Istituzioni, dei dirigenti politici contribuisce a far operare con tranquillità questi personaggi, definiti semplicemente camorristi, ma che operano, ormai, come veri e propri imprenditori. Investono in territori puliti e tranquilli per aumentare il proprio potere, per opprimere con la violenza le persone che hanno una spina dorsale. Operano, grazie all’apporto dei colletti bianchi, in settori strategici per aumentare la propria potenza economica. Per rafforzarla con il traffico di armi e sostanze stupefacenti, con il pizzo, con i ricatti, con il mercato della prostituzione, con la monnezza, con l’appalto. Con il sangue di chi non ci sta ad accettare le imposizioni di uomini presuntuosi e sanguinari. Ma è proprio un caso che i beni, per un valore di due milioni di euro, siano stati sequestrati a Cantalupo del Sannio, dove c’è in progettazione la costruzione di un aereoporto? Dove operano questi soggetti pericolosi? Chi ha approfondito la questione Cantalupo? Che legami ha, con il nostro territorio, il boss di Sant’Anastasia, che si è spinto con i suoi affari in questa Regione? Sono domande a cui pochi saprebbero rispondere. Per una questione molto semplice. Questi problemi seri, per alcuni, sono dei concetti astratti. Tanto fino a quando non si toccano i propri interessi perché interessarsi dei problemi altrui? Forse una cosa fondamentale non è stata valutata. Il problema della criminalità organizzata non riguarda solo i territori dove queste bande di teppisti operano. Riguarda tutti noi. Sarebbe un errore gravissimo, dopo le tante denunce e i tanti campanelli di allarme, lasciare tutto nello stato attuale e far finta di niente. E’ dovere della classe politica di questa Regione cominciare a ragionare come bloccare questi soggetti. A parte l’impegno quotidiano delle forze dell’ordine, sarà compito dei cittadini e delle Istituzioni vigilare costantemente su questi pericoli. Cominciamo a capire che le persone oneste sono numericamente superiori a questi pochi, ma pericolosi, soggetti. Solo con un’azione unitaria vera e decisa, da parte di tutti, si potranno intimorire questi assassini. Noi molisani la camorra non la vogliamo. Perché la camorra, come tutte le mafie, è un cancro da debellare. Da annientare.

ARTICOLO PUBBLICATO SUL SETTIMANALE MOLISANO 'IL VOLANTINO', 13 giugno 2009

postato da: Paolo27is alle ore giugno 14, 2009 12:05 | link | commenti
categorie: politica, silenzio, camorra, molise, criminaità
sabato, 06 giugno 2009

La Verità non fa Paura!!!

Casal di Principe 19marzo2009 In ricordo di don Peppe Diana (13)

IL SILENZIO INTORNO ALLA CAMORRA

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Cosa può impressionare i cittadini di questa Regione? Se nemmeno l’ingresso ufficiale della camorra, e quindi di un’organizzazione criminale che basa la sua azione sull’illegalità e sul sangue, fa impressione e non fa scattare quel poco di orgoglio rimasto significa che il Molise, a testa bassa, ha dichiarato la sua disponibilità ad ospitare questi ometti, definiti camorristi. E’ la paura che porta al silenzio? O la convenienza di non mettere in discussione il proprio futuro? Ma come si fa ad immaginare un futuro per sé e per i propri figli se una Regione può diventare il luogo preferito dei boss sanguinari e senza scrupoli. I tanti segnali erano presenti da anni. Non certo l’ultimo episodio di Cantalupo del Sannio deve far riflettere. Ma non potrebbe essere inteso come la goccia che ha fatto traboccare il vaso? Roberto Saviano, nel suo libro ‘Gomorra’, ha descritto cosa accade in Molise. “Grazie all’operazione Mosca – si legge a pagina 323 – coordinata dalla Procura della Repubblica di Larino nel 2004, è emerso lo smaltimento illecito di centoventi tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. I clan erano riusciti a triturare trecentoventi tonnellate di manto stradale dimesso ad altissima densità catramosa, e avevano individuato un sito di compostaggio disponibile a mischiarlo a terra nelle campagne umbre. Il riciclo arriva a metamorfosi capaci di guadagnare esponenzialmente a ogni singolo passaggio. Non bastava nascondere i rifiuti tossici, ma si poteva trasformarli in fertilizzanti, ricevendo quindi danaro per vendere i veleni. Quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino – per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Ma in Molise si continua a girare la testa dall’altra parte. E’ giunto il momento di alzarla e di guardare in faccia la realtà. Dal rapporto della Confcommercio ‘Mani del crimine sulle Imprese’ del 2006, a pagina 10 si legge: “Il clan casertano dei Casalesi esercita una sua influenza nella zona di Venafro in Molise”. Sono passati tre anni. Cosa è successo? Il silenzio, in questa Regione, regna sovrano. Come si fa a chiudere gli occhi e a tapparsi la bocca? Per convenienza? Ma dove sta la convenienza se un territorio rischia di essere “afferrato” da personaggi che si permettono anche il lusso di minacciare di morte persone serie come Lorenzo Diana (componente per 10 anni della commissione antimafia) e Rosaria Capacchione (l’autrice del libro L’Oro della Camorra, ritrovato sul comodino di un boss durante un’irruzione delle forze dell’ordine). Proprio la giornalista de Il Mattino, giunta in Molise, ha parlato del pericolo della criminalità organizzata. Il tempo perduto in chiacchiere può essere recuperato con un’azione di vigilanza da parte dei cittadini, delle Istituzioni, della politica e dei politici. Un serio impegno può tagliare i tentacoli di questa maledetta bestia. Il silenzio uccide persone e coscienze. La verità non fa paura. Non bisogna aver paura di denunciare pubblicamente l’arroganza (che è la virtù degli ignoranti) di questi assassini. Cosa direte ai vostri figli tra qualche anno? “L'impegno – ha dichiarato Rosaria Capacchione - per la legalità e contro mafia, camorra, 'ndrangheta è e deve essere impegno comune dei cittadini di un territorio globale, o almeno dell'Europa, di cui la Campania e il Sud sono parte. Se qualche esperienza ho maturato, nell'analisi dei fenomeni come nell'informazione e nel gusto di battermi per una causa giusta, credo che sia giusto metterla a disposizione di tutti. Almeno, voglio provarci”. Proviamoci tutti a rendere migliore il nostro territorio, il nostro Sud e il nostro Paese. Questa causa è giusta. Ora tocca a tutti noi.

postato da: Paolo27is alle ore giugno 06, 2009 09:16 | link | commenti
categorie: sangue, camorra, gomorra, molise, saviano, capacchione, cantapulo del sannio, camoristi
lunedì, 01 giugno 2009

Camorra in Molise!

camorra

I tentacoli de ‘La Bestia’ sono arrivati in Molise.

 

di Paolo De Chiara

I segnali erano reali. Sulle infiltrazioni delle organizzazioni criminali in Molise c’è poco da scherzare. Dopo i rapporti che indicavano la zona di Venafro come il punto di ingresso della camorra dei Casalesi ecco arrivare la conferma. Qualche giorno fa, infatti, il personale della Questura di Napoli della Divisione Anticrimine ha fatto “irruzione” nella provincia di Isernia. Precisamente a Cantalupo del Sanno dove sono stati sequestrati beni pari a due milioni di euro. I tentacoli nella provincia pentra sono stati allungati dal boss di Sant’Anastasia Antonio Panico, detto “O Summessiello”, protagonista di una sanguinosa faida con il clan dei Sarno. Ora in Molise non si scherza. L’indagine, tesa a tagliare i cordoni di natura patrimoniale di questa organizzazione, ha coinvolto anche la moglie del Panico, Concetta Piccolo. Entrambi risultano detenuti. I beni sequestrati risultano intestati a prestanome, le famose teste di legno, legati al boss da vincoli di parentela. Nella stessa operazione sono scattati altri sigilli a Gallese, Casalnuovo e Sant’Anastasia. Ora che fare per evitare che il Molise diventi ‘terra di nessuno’ e luogo preferito di questi pericolosi soggetti? Bisognerà reagire con tutte le forze possibili. Cittadini, istituzioni, forze dell’ordine, politica e politici dovranno fare fronte comune per evitare che questa Regione possa diventare una meta della criminalità organizzata. Quella che spara. Quella che uccide tutti coloro che credono soltanto al rispetto della legge e della legalità. Solo un immediato interessamento da parte di tutti potrà far scappare questi ometti che cercano affari e prosperità in terre ritenute, fino a qualche tempo fa, delle isole felici. La favola è finita. Bisogna reagire. Bisogna gridare con forza che qui, e in tutta Italia, noi la camorra, la mafia (e chi più ne ha più ne metta) non la vogliamo, anzi la schifiamo. E schifiamo tutti coloro che illegalmente fanno affari con il sangue. Via da questa terra, via dal sud Italia e via per sempre dalla vita di persone oneste che credono nei veri valori della vita. La morte fa parte del loro bagaglio culturale e non si possono accettare determinate azioni da parte di questa gente che minaccia e uccide, anche per colpa di uno Stato a volte assente o immischiato. Ma lo Stato siamo anche noi. Tutti noi. Dobbiamo tutti insieme lavorare, impegnarci per preservare le nostre terre da questi pericolosissimi soggetti. Bravi a sparare e a terrorizzare. Dal Molise però qualche segnale positivo è partito da tempo. L’impegno del giornalista di Repubblica Raffaele Sardo (autore del libro ‘La Besta’), di Lorenzo Diana (già componente della Commissione Antimafia) e di Luca Tescaroli (il pm che ha sbattuto in prigione gli assassini di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta) hanno lasciato ben sperare. I loro interventi hanno cominciato a risvegliare le coscienze della gente. Questa mattina, in Molise, farà tappa la giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione, minacciata dai clan, durante il processo Spartacus (insieme a Roberto Saviano e al magistrato anticamorra Raffaele Cantone). Dalle 11.00 di questa mattina sarà in Molise per offrirci la sua esperienza. A Campobasso, alle ore 17.00, presso il cinema Alphaville, sarà presentato il suo libro ‘L’Oro della Camorra’. Uniamoci tutti intorno a Rosaria per proteggerla e per urlare con tutta la nostra forza: abbattiamo la ‘bestia’.   

Articolo pubblicato sul settimanale molisano, "Il Volantino", 30 maggio 2009 e sul sito 'Articolo21.info'.

Ecco il link diretto: http://www.articolo21.info/8536/notizia/camorra-in-molise-i-tentacoli-de-la-bestia-sono.html

 

postato da: Paolo27is alle ore giugno 01, 2009 14:39 | link | commenti (1)
categorie: napoli, camorra, molise, cantalupo, casalesi, rosaria capacchione, boss panico
sabato, 23 maggio 2009

La "passerella" dei politici!

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Ed ecco la sfilata dei Big nazionali

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Finalmente, come in ogni campagna elettorale che si rispetti, anche Isernia si trasforma come un porto di mare, dove attraccare le proprie ‘barche’ per sostenere questo o quel candidato. Con le elezioni provinciali, dove cinque candidati (Alfredo D’Ambrosio, Giovancarmine Mancini, Luigi Mazzuto, Antonio Sorbo e Cosmo Tedeschi) si contenderanno la poltrona di via Berta, il capoluogo pentro attende con ansia l’arrivo dei ‘big’ della politica nazionale. E con il rinnovo dei rappresentanti europei si gusta un’aria nuova, piena di annunci e promesse. Ministri, sottosegretari, presidenti di Regione, europarlamentari, deputati e senatori stanno facendo a gara per essere presenti nelle varie conferenze stampa, nei vari incontri e nei tanti tour, fatti apposta per attirare gente e per convincere gli elettori di quale scelta compiere quando, con la matita e con le schede, si troveranno da soli nei rispettivi seggi elettorali. Tutto viene analizzato minuziosamente, promesse vengono offerte su un piatto di argento. Sorrisi, carezze e strette di mano sono le carte che tutti i candidati usano per arruffianarsi ogni singolo voto. Ma non sarebbe il caso di mantenere tutte le promesse fatte nelle tante campagne elettorali? O dobbiamo, periodicamente, assistere a questi vuoti incontri per ascoltare una parola di conforto e poi attendere il solito silenzio su tutte le richieste e le facili promesse? La scena, però, non è dei soli politici attivi. Il palcoscenico viene sapientemente diviso anche da chi si trova, per un motivo o per un altro, a rientrare dalla finestra, senza passare dalla porta principale. L’importante è carpire qualche consenso. Probabilmente i cittadini, meglio dire gli elettori, di Isernia, di Campobasso e del Molise non hanno più bisogno di parole, ma di fatti. E’ giunto il momento di ritornare a una serietà, ormai, persa per innumerevoli motivi. Gli elettori dovranno pretendere dagli eletti fatti concreti. Altrimenti meglio raggiungere, soprattutto con queste giornate estive, altri lidi dove prendere un po’ di sole e assaporare ‘aria pulita’. Sarebbe importante, almeno, per la salute. Dobbiamo cominciare a chiedere lealtà da chi utilizza i voti della gente. Questo sistema fatto di promesse, il più delle volte non mantenute, deve essere abolito come il sistema elettorale, per quanto riguarda l’elezione dei parlamentari, che depotenzia i cittadini dell’unica arma che hanno per scegliere e per punire i tanti candidati. La fiducia non manca. Ma, da oggi in poi, cari signori dobbiamo almeno impegnarci per mantenere ciò che si dice, ciò che a volte si urla dai microfoni dei tanti palchi eretti per qualche ora nei punti strategici delle nostre città. Vengano tutti i candidati di questo mondo. Li ascolteremo con passione e con intelligenza. Spetterà a ciascuno di noi, nella sua fredda cabina elettorale, individuare chi cerca di fare politica con passione e chi fa politica per i propri interessi. Altrimenti sarà un’arma spuntata che abbiamo e che non utilizziamo. Ed è un peccato premiare chi pensa poco agli interessi della collettività. Anche questa è cultura politica. Se non cambia la ‘nostra’ di cultura, poi, come si fa a pretendere da chi viene mandato a rappresentarci di cambiare questa politica?

Pubblicato su ‘Il Volantino.eu’, 23 maggio 2009

 

postato da: Paolo27is alle ore maggio 23, 2009 19:33 | link | commenti (2)
categorie: politici, isernia, campobasso, promesse sfilata di big
martedì, 19 maggio 2009

“Mentì per salvare Berlusconi”

berlusconi_mills

CORROTTO & CORRUTTORE

L’Avvocato inglese “Mills fu corrotto da Berlusconi” e “mentì per salvare Berlusconi”

 

Sono state depositate questa mattina (19 maggio 2009, n.d.r.) dal Tribunale di Milano, le motivazioni con le quali, lo scorso 17 febbraio, l’ex legale inglese del gruppo Fininvest, David Mills, è stato condannato a 4 anni e mezzo di carcere per corruzione in atti giudiziari. Secondo la ricostruzione del pm Fabio De Pasquale, Mills avrebbe ottenuto 600 mila dollari su conti esteri per mentire davanti ai giudici milanesi che indagavano sul gruppo fondato da Silvio Berlusconi

 

"Mentì per salvare Berlusconi". Per questo l'avvocato inglese David Mills è stato condannato a Milano a 4 anni e 6 mesi dai giudici milanesi. Il legale, condannato per corruzione in atti giudiziari agì "da falso testimone "per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l'impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati".

 

Mills, scrivono i giudici nelle motivazioni, "ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse, o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data, dall'altro ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico". I giudici milanesi ricordano che oltre ai 600mila dollari ritenuti "il prezzo della corruzione", Mills nel 1996 percepiva direttamente da Berlusconi almeno 45mila sterline dichiarate al fisco inglese. "Enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali" che il legale riceveva da Berlusconi.

 

"La condotta di Mills era dettata dalla necessità di distanziare la persona di Silvio Berlusconi dalle società off shore, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all'estero, la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi". 

Per i giudici, "il fulcro della reticenza di Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi la proprietà delle società off shore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti". (Repubblica.it, 19 maggio 2009)

 

La sentenza del caso Mills… http://milano.repubblica.it/dettaglio/mils/1636200

 

"Ho annunciato questa mattina la mia intenzione di fare un intervento in Parlamento sulla sentenza Mills e, appena avrò tempo, lo farò. In quella sede dirò finalmente quanto da tempo penso a proposito di certa magistratura": così Berlusconi, parlando in conferenza stampa all'Aquila. Poi aggiunge che si tratta di "una sentenza scandalosa e contraria alla realtà, in appello sarà assolto. Questa opposizione sconfitta sul piano delle cose concrete si attacca a cose di questo tipo come già fatto in passato in modo vergognoso sulle veline che non sono mai esistite". 

"E' la stampa italiana che si deve vergognare", perché pubblicando "notizie non vere fa del male al Paese". E in particolare, sulle famose dieci domande sul caso Noemi-veline che il nostro giornale gli ha posto: "Non rispondo a Repubblica, se cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo, ma adesso non rispondo. Ho già risposto quando mi hanno detto che ero malato: ho risposto che eravate malati voi di invidia personale e di odio politico. Lo riconfermo in pieno". E ancora: "Non pensate di cadere nel ridicolo quando sostenete che in Italia non c'è libertà di stampa?Se volete scherzare scherziamo, ma all'esterno certe affermazioni sono prese per vere. Questo fa male al paese". (Repubblica.it, 19 maggio 2009)

 

«È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà, come sono certamente sicuro sarà accertato in appello per quanto riguarda il signor Mills»

«Ci sarà un appello, ci sarà un altro giudice e io sono sereno. Se c'è un fatto indiscutibile è che non c'è stato alcun versamento di nessuno al signor Mills» si è difeso il premier dall'Aquila. «Durante il processo è stato spiegato chi aveva dato i soldi, è stato individuato il tragitto dei soldi, sono state individuate le azioni fatte da Mills su questi soldi e il fisco inglese ha costretto il signor Mills a pagare imposte, considerando questa entrata un suo compenso professionale. Se fosse stata una donazione, il signor Mills non avrebbe dovuto pagare alcuna imposta. E se questo non vi basta...» ha aggiunto il Cavaliere. Berlusconi ha confermato l'intenzione (già annunciata in mattinata) di riferire in Parlamento sulla vicenda. «In quella sede - ha spiegato il Cavaliere - dirò finalmente quanto da tempo penso a proposito di certa magistratura». (Corriere della Sera.it, 19 maggio 2009)

 

LA VICENDA- Al centro del procedimento che riguarda Mills c'è l'accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 avrebbe fatto inviare 600.000 dollari all'avvocato inglese come ricompensa per non aver rivelato in due processi (All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza, in qualità di testimone e quindi con l'obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla), le informazioni su due società off- shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Si legge in un passaggio delle motivazioni: «Il fulcro della reticenza di David Mills in ciascuna delle sue deposizioni sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società off-shore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti». E poi continua: «David Mills ha ricevuto enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali, da Fininvest e da Silvio Berlusconi, fin dagli anni 1995 - 1996, e quindi da un'epoca anteriore a quella delle sue deposizioni nei procedimenti tenuti a Milano» che vedevano imputato il premier. Dal medesimo procedimento la posizione di Silvio Berlusconi è stata stralciata in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità del lodo Alfano riguardante le quattro più alte cariche dello Stato. Il dibattimento nei confronti di Berlusconi è quindi stato sospeso. (Corriere.it, 19 maggio 2009)

 

mercoledì, 13 maggio 2009

Un modello da NON imitare!!!

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IL MODELLO MOLISE

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Certe affermazioni dovrebbero essere inserite nell’almanacco della stupidità umana. In piena emergenza terremoto il super presidente del Consiglio, ormai con la stessa popolarità di quei generali del Sud America, si è permesso, senza alcuna vergogna, di citare il Molise come il sedicente ‘modello’ per la ricostruzione abruzzese. Ora delle due l’una. O ‘Al Tappone’ è così ingenuo (ma il suo passato e il suo presente farebbero escludere questa ipotesi) e pensa che in Molise sia stata fatta interamente la ricostruzione o non sa che il commissario al terremoto, che è anche il commissario all’alluvione e, per sfortuna, è anche il presidente di questa Regione, si chiama Angelo Michele Iorio. L’attuale ‘imperatore’ molisano. Ma cos’è il modello Molise? Basterebbe vedere come i tanti soldi spesi sono stati utilizzati. Un esempio per tutto e tutti: la patata turchesca di Pesche. Una delizia sovvenzionata con i soldi della collettività. Con il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia si è, attraverso cervellotiche decisioni, allargato a tavolino l’intera area colpita dal sisma (con i relativi interventi finanziati con l’avvallo del commissario-presidente-commissario-assessore alla Sanità di questa Regione). In poche parole il Molise, secondo gli stanziamenti fatti, è stato totalmente investito dal terremoto del 2002. Un vero e proprio bengodi. Questo è il ‘sistema’ che vuole essere esportato in Abruzzo? Il giudizio di Giuseppe Astore (IdV) è netto: “Dopo sette anni la ricostruzione è ferma a meno del 40% e, cosa ancora più drammatica, non ci sono le risorse per far continuare i cantieri. Quel modello, messo in piedi dallo stesso governo Berlusconi, ha fallito miseramente, senza dare le risposte promesse alle popolazioni, ad eccezione di S. Giuliano. Non vorremmo che la storia si ripetesse anche in Abruzzo, perché stiamo assistendo alle stesse liturgie accompagnati dalle stesse dichiarazioni ripetuti in quella occasione”. C’è da aggiungere che, dopo diversi anni dal terremoto (31 ottobre 2002), moltissimi cittadini della ‘zona del cratere’ ancora vivono nelle scomode baracche di legno. Anche se è stato costruito un bellissimo campo di calcio in erba sintetica ed è in costruzione, tra l’altro, una nuova scuola pubblica con annessa una piscina olimpica. Ma Lui, l’Unto, quando dice una cosa vuole sempre andare in fondo. Magari, un giorno, con la costruzione dell’aeroporto molisano, un po’ da tutti ben accolto, saranno organizzate anche le Olimpiadi. Le strane idee, a questi, non mancano. In certe circostanze sarebbe opportuno rimanere in silenzio e, magari, evitare di spendere molti milioni di euro per accontentare la Lega per evitare di votare in un solo giorno. Proprio il Cavaliere, che sta guadagnando tantissimi consensi in questi giorni, invece di parlare a vanvera dovrebbe farsi una scappata in Molise, nella zona del cratere, per capire cosa è accaduto in questa Regione. Invece Lui, il Nano di Arcore, in piena crisi economica (anche se continua a diffondere l’inutile ottimismo) preferisce buttare nel cesso 300 milioni di euro. Ecco chi governa questo Paese e chi parla di modelli da esportare in altre Regioni. Il ‘modello Molise’, per rimanere in ambito economico, può essere paragonato al sistema dei mutui americani. E’ semplicemente una finzione, una ‘bolla’ che rischia di scoppiare da un momento all’altro. Basta aspettare ancora un po’, con la speranza che faccia un po’ di pulizia tra questa classe dirigente. Sia di destra che di sinistra. Questo, magari, è il ‘modello’ che potremo esportare nel resto del Paese. Armiamoci di mazze, scope e scopini. Cominciamo a spazzarli via. Per sempre.

 

martedì, 05 maggio 2009

Il Re è nudo!!!

rottura lario-berlusconi

IL "TIZIO" CHE VA CON LE MINORENNI E NON STA BENE

"Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni... perchè la ragazza minorenne la conosceva prima che compisse 18anni: magari fosse sua figlia..."

"Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E' stato tutto inutile".

Veronica LARIO, ex moglie del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, 3 maggio 2009

 

postato da: Paolo27is alle ore maggio 05, 2009 19:36 | link | commenti (2)
categorie: italia, malattia, berlusconi, veronica, presidente del consiglio, minorenni
mercoledì, 29 aprile 2009

Gomorra DOCET!

saviano(1)IO SO E HO LE PROVE

Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz'Italia. A Castel Volturno nessuno dimentica i camion che depredavano il Volturno della sabbia. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova. Roberto SAVIANO, Gomorra (pag. 236).

da la striscia rossa de l'Unità del 29 aprile 2009

postato da: Paolo27is alle ore aprile 29, 2009 15:19 | link | commenti
categorie: abruzzo, sabbia, camorra, saviano, castel volturno
giovedì, 23 aprile 2009

Il 'Modello Molise'

Terremoto MoliseTerremoto Molise.
Com'è finita sette anni dopo?


di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

"Gli abruzzesi farebbero bene a farsi un giro a San Giuliano e dintorni per vedere come è finita sette anni dopo”. Queste sono state le parole utilizzate, lo scorso 17 aprile, dal giornalista de l’Unità Enrico Fierro in uno dei suoi articoli sui tragici fatti abruzzesi. Ma cosa è successo in Molise dopo il terremoto del 2002, dove morirono sotto una scuola pubblica 27 bambini? Proprio in questi giorni il caro presidente del consiglio ha citato in uno dei suoi interventi il ‘modello Molise’. Non l’avesse mai fatto. 

“A tratti sembra di rivivere il dramma di S. Giuliano con tanta generosità postuma offerta a parziale autoassoluzione delle omissioni di sempre”. Questa è la riflessione del consigliere regionale del Pd Michele Petraroia sul terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Lo sciame sismico che, insieme ai veri sciacalli di questa tragedia, ha tolto la vita a 300 persone. Colpevoli soltanto di vivere in una zona ad alto rischio terremoto e inserita, dalla politica, tra le zone a rischio minore. Perché? Per il solito appalto. Per costruire il più presto possibile. Per la tangente. Per arricchirsi alle spalle della gente onesta. La nota del consigliere del Pd molisano è pesante. “Nelle prossime settimane ci sarà modo e occasione per riflettere sulla permanente ipocrisia di uno Stato che non pianifica, non controlla, non mette regole più stringenti e crolla miseramente insieme ai suoi ospedali, alle sue prefetture e alle sue scuole. Per anni si catturano gli umori degli italiani abrogando vincoli e norme, per poi farsi cogliere totalmente impreparati in aree altamente sismiche e abbandonarsi alle solite raccomandazioni che saranno adottati i provvedimenti del caso e sarà voltata pagina”. Proprio in questi giorni è scoppiato, a livello nazionale, ‘il caso Molise’. Molti giornalisti, sia sulla carta stampata che nei programmi televisivi, hanno ribadito che in Molise c’è stato sperpero e mala gestione del denaro. Ecco, come Fierro su l’Unità descrive il ‘modello Molise’: “Iorio, (il presidente della Regione Molise, PdL, n.d.r.) sotto inchiesta da parte della Corte dei Conti e della procura di Larino, cavalcò l’onda. Il terremoto aveva distrutto San Giuliano e ferito pochi altri comuni ma lui allargò l’area del danno e soprattutto dei benefici”. Fierro definisce questo sistema come ‘una corsa ai finanziamenti che fece impazzire tutti’. E il giornalista continua anche con l’elencazione degli sperperi, che sono all’esame della Corte dei Conti e della Procura: “200mila euro per il Museo del Profumo a sant’Elena Sannita, 250mila per il ripopolamento della seppia nel mare molisano, 100mila per incentivare la vocazione della patata turchesca di Pesche. […] Fino ad arrivare alla madre di tutte le opere pubbliche e delle spese: 765mila euro per progettare la metropolitana leggera Matrice-Campobasso-Bojano”. Fierro dice pure com’è finita. Mentre Berlusconi, quasi a rete unificate continua con i suoi annunci, la gente di San Giuliano, dopo sette anni, ancora vive nelle baracche di legno. “Dei 550 milioni stanziati – conclude il giornalista de l’Unità – solo 176 sono stati utilizzati per la ricostruzione. Il resto è spreco”. Ma il presidente della Regione Molise, che è anche commissario al terremoto, all’alluvione ed è anche assessore alla sanità (dove al sistema di ramificazione del potere si deve aggiungere un debito di 600milioni di euro) ha già lanciato l’Operazione verità, che servirà “per smentire le tante menzogne dette in questi anni e soprattutto per tutelare l'immagine di questa terra antica abitata da persone oneste e laboriose”. Non poteva mancare l’attacco all’informazione. Si legge, infatti, nel comunicato del 16 aprile scorso: “Debbo purtroppo constatare con rammarico che gli sciacalli che speculano sulle disgrazie non stanno solo ad Annozero. Questa particolare razza animale alberga, purtroppo, in una parte del nostro sistema dell'informazione, sia regionale che nazionale, e in una ben connotata area politica. Costoro non esitano ad utilizzare fatti dolorosi per rivolgere attacchi denigratori e menzogneri ad avversari politici, nulla curandosi di danneggiare gravemente, non tanto l'immagine di questi ultimi, ma del Molise e dei suoi cittadini. Un atteggiamento intollerabile e vergognoso che questa terra, i suoi abitanti e la classe politica che la rappresenta, e l'ha rappresentata, non meritano". Secondo Iorio: “è' bene ricordare che questa regione ha vissuto momenti drammatici che hanno generato condizioni emergenziali difficili. Un'emergenza che però ha visto una risposta corale delle Istituzioni e dei cittadini, che ha permesso, in 24 ore dall'evento sismico, di dare riparo a 15 mila sfollati, di far passare molti di questi dalle tende a ricoveri in appartamenti della costa o in prefabbricati in legno di sicuro decoro e di buon confort abitativo”. Ma dopo 7 anni dal sisma, quanti altri anni i cittadini ‘del cratere’ dovranno attendere per abbandonare queste baracche “in legno di sicuro decoro e di buon confort abitativo”? Perché il presidente Iorio, così attento alle comodità dei suoi corregionali, non si trasferisce per un solo mese, a fronte dei 7 lunghi anni, in una di queste baracche confortevoli? Sarebbe una bella dimostrazione di affetto. La nota del Presidente della Regione Molise è stata scritta a seguito delle varie trasmissioni e ai vari articoli di giornalisti nazionali. Un commento, come spiega lo stesso Iorio, “alle tante affermazioni non veritiere e denigratorie fatte da alcune trasmissioni televisive (Ballarò e Exit), da un Giornale locale e da esponenti politici, sia regionali che nazionali, sulla ricostruzione post-sisma in Molise”. Al presidente della Regione Molise piace molto scrivere. Per questa sua passione non riesce a trovare qualche ora per partecipare ai dibattiti pubblici ai quali viene periodicamente invitato da qualche esponente dell’opposizione. “A sette anni di distanza – ha affermato con forza il ‘Presidentissimo’, così definito da alcuni giornali del posto - dopo aver gestito in modo eccellente l'emergenza, e aver avviato la ricostruzione in tempi rapidi, possiamo dire senza smentita, con dati alla mano, che a San Giuliano di Puglia siamo al 90% degli immobili ricostruiti, mentre nel resto dell'area del cosiddetto "cratere sismico" siamo oltre il 50% delle abitazioni rese di nuovo agibili o riedificate. Un dato eccezionale per San Giuliano di Puglia, un dato sicuramente virtuoso e superiore a tutte le esperienze precedenti per il resto del "cratere sismico". Tutto questo dovendo fare il conto con un flusso di finanziamenti che non è stato certo continuo e ha visto nel tempo vari intoppi”. Ma il senatore molisano dell’Italia dei Valori, Giuseppe Astore non è dello stesso avviso: “Dopo sette anni la ricostruzione è ferma a meno del 40% e, cosa ancora più drammatica, non ci sono le risorse per far continuare i cantieri. Quel modello, messo in piedi dallo stesso governo Berlusconi, ha fallito miseramente, senza dare le risposte promesse alle popolazioni, ad eccezione di S Giuliano. Non vorremmo che la storia si ripetesse anche in Abruzzo, perché stiamo assistendo alle stesse liturgie accompagnati dalle stesse dichiarazioni ripetuti in quella occasione”. Secondo Iorio il danno causato dal sisma molisano, trasformato in soldoni, è di 1 miliardo e 500 mila euro. “Un dato verificato con puntuali e minuziosi accertamenti compiuti sia a livello nazionale che europeo. Fino ad oggi siamo ancora molto lontani dall'aver avuto questo importo. Purtuttavia siamo a buon punto sulla tabella di marcia della ricostruzione sia leggera che pesante. Dobbiamo ora vigilare tutti per avere le risorse rimanenti e indispensabili per completare tutta la ricostruzione ed assicurare ad ogni molisano, come a ogni cittadino italiano, il diritto costituzionale a veder ricostruita la propria casa distrutta o danneggiata dal terremoto. Proprio su questo punto mi aspetterei un esempio di unità e di responsabilità di tutta la classe politica di questa regione che dovrebbe, ad una sola voce, chiedere che vengano rispettati i diritti di coloro che li hanno eletti. Una responsabilità che oggettivamente cozza con quei personaggi che, pur di avere un minimo di visibilità, non esitano a dileggiare, ad offendere e soprattutto ad infangare l'immagine del Molise". Ma, ecco, come un giornalista del Corriere della Sera, Sergio Rizzo, è intervenuto sulla questione. “Nel marzo del 2003, dopo il terremoto e l'alluvione che l'aveva seguito, con una ordinanza del premier Silvio Berlusconi, Iorio venne nominato commissario con tutti i poteri. In quel provvedimento c'era però anche una norma, appunto l' articolo 15, che stabiliva «un programma pluriennale di interventi per la ripresa produttiva della Regione Molise». Il piano aveva una dotazione finanziaria complessiva di 670 milioni, di cui 454 milioni di fondi pubblici. Dentro il calderone, praticamente tutto: soldi europei, denari dello Stato e della Regione. Anche fondi ordinari. E siccome l' articolo 15 parla di «territorio della Regione Molise», ecco che il fiume di denaro ben presto cominciò ad allagare anche le aree fuori dal cosiddetto «cratere»: quelle che il sisma l' avevano visto soltanto in cartolina. Un po' come era già successo per il terremoto dell' Irpinia. […]. I finanziamenti coincidevano in gran parte con il ciclo elettorale delle regionali 2006, che videro il commissario Iorio trionfare ancora una volta. E inevitabili anche le sue repliche, con le quali bollò come «notizie false prive di riscontri» i fatti che via via emergevano. Ci si mise pure un giornale on line, Primonumero.it, segnalando che molti finanziamenti erano destinati alla Provincia di Isernia, il «bacino elettorale» di Iorio che non era stato nemmeno sfiorato dal sisma. A Isernia sarebbero andati 563 euro per ogni abitante, contro i 530 euro della provincia terremotata di Campobasso. Soldi stanziati per le iniziative più stravaganti, come i 600 mila euro per un «parco tecnologico dell' acqua», sempre a Isernia, e come i 200 mila euro per il Museo del profumo a Sant' Elena Sannita, nella provincia isernina. Oppure riversati a valanga, ha denunciato Primonumero.it, in alcune microscopiche «roccaforti del centrodestra» come Sant' Angelo del Pesco, un comune di 416 abitanti a 110 chilometri dall' epicentro che avrebbe avuto per la ripresa produttiva fondi pari a più di 4 mila euro pro capite. Il triplo dei 1.276 euro a testa destinati ai 28.561 residenti nel «cratere». […]. Il «cratere», che inizialmente comprendeva 14 paesi, venne allargato dopo qualche mese, con una ordinanza di Iorio, a 83 comuni: tutti quelli della provincia di Campobasso tranne uno, Guardiaregia, compreso anch' esso con una successiva ordinanza, ma il cui sindaco non aveva mai denunciato danni. Anche in questo caso al presidente della Regione non vennero risparmiate le critiche. Lo stesso capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, gli scrisse sottolineando la «dubbia legittimità» dell' ampliamento dell' area del sisma perché al commissario non spettava il compito «in ordine all' individuazione dell' ambito di applicazione del provvedimento». Ma tutto andò avanti ugualmente e i fondi iniziarono ad affluire. Talvolta in modo discutibile”. Sarebbe questo il ‘sistema Molise’?

PUBBLICATO SUL SITO ARTICOLO21

Ecco il link diretto:

http://www.articolo21.info/8364/notizia/terremoto-molise-come-finita-sette-anni.html

postato da: Paolo27is alle ore aprile 23, 2009 01:02 | link | commenti (2)
categorie: lunità, ricostruzione, sprechi, molise, terremoto, idv , jovine, sergio rizzo, fierro, petraroia, astore
sabato, 18 aprile 2009

Viva Vauro, viva la Satira, viva la LIBERTA'!!!

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La libertà di una DEMOCRAZIA non è salda se il popolo tollera la crescita di un potere privato al punto che esso diventa più forte dello stesso Stato democratico. Questo, in essenza, è FASCISMO.
Franklin D. Roosevelt, discorso al Congresso degli Stati Uniti, 29 aprile 1936
da la 'Striscia Rossa' de l'Unità del 18 aprile 2009
postato da: Paolo27is alle ore aprile 18, 2009 15:38 | link | commenti (1)
categorie: fascismo, vauro, santoro, lunità, libertà democrazia
giovedì, 16 aprile 2009

Il nuovo BAVAGLIO

vauro

"Vauro irriverente? Perchè, esiste una satira "reverente"?

di Stefano CORRADINO (Art. 21)
"Vauro è uno che non le manda a dire, non può che essere detestato dai suoi bersagli, non è certo il tipo al quale il politico di turno chiede “per favore, mi regala quella deliziosa vignetta su di me?”. Così Michele Serra, giornalista che di satira se ne intende (ha fondato il settimanale "Cuore" in cui lo stesso Vauro ha collaborato a lungo) non ci sta alla sospensione del vignettista del Manifesto. "A me fa schifo più della metà del palinsesto televisivo ma non mi sognerei mai di censurarlo".

Vauro sospeso, questa la decisione del cda Rai in merito alla puntata di Anno Zero sul terremoto. Che ne pensi della puntata "incriminata"?
Mi rifiuto di dire “che ne penso”, un’opinione vale l’altra. Il problema è la censura, che è il contrario esatto delle opinioni: semplicemente impedisce a ciò che non piace di esistere.

Hai trovato irriverente la vignetta di Vauro?
Certo, irriverente come la satira deve essere, come Vauro sa essere da una vita. Perché, qualcuno conosce una satira “reverente”?

Vauro è stato sospeso in quanto tale, perchè le sue vignette sono state giudicate dai vertici di pessimo gusto o è un capro espiatorio?
Tutte e tre le cose, direi. Vauro è uno che non le manda a dire, non può che essere detestato dai suoi bersagli, non è certo il tipo al quale il politico di turno chiede “per favore, mi regala quella deliziosa vignetta su di me?”. Come capri espiatorio Vauro è l’ideale, anche perché in comune con i capri ha la capacità di incornare.

La vignetta in questione è quella sulla "cubatura dei cimiteri", ma anche le altre sono state contestate. E' possibile stabilire un limite alla libertà di satira?
Un limite alla libertà esiste sempre: nessuno è infinitamente libero, né i satirici né altri. Ma questo limite non è oggettivo, non può essere stabilito per legge. E’ un limite cangiante, individuale, ripeto non oggettivo, a me fa schifo più della metà del palinsesto televisivo ma non mi sognerei mai di censurarlo.

Mi domando: ma se la satira non si fa sulla cronaca (anche tragica), su che altro si fa?
La domanda contiene già la sua risposta

La sospensione di Vauro e la richiesta di una puntata riparatrice di Anno Zero è un fatto isolato o manifesta una "tendenza"?
Una tendenza, purtroppo non ho dubbi. Un modo per far sapere in giro (specie ai più influenzabili) che alla Rai il vento è cambiato. Non vorrei essere nei panni del nuovo presidente Garimberti, il suo ruolo di garanzia sarà durissimo da esercitare.

corradino@articolo21.info

postato da: Paolo27is alle ore aprile 16, 2009 03:06 | link | commenti (1)
categorie: satira, informazione, berlusconi, libertà, vauro, santoro, annozero
sabato, 11 aprile 2009

L'Angolo del Travaglio

terremoto_fonte la repubblica

Commissione Grandi Fiaschi

di Marco Travaglio*
"Terremoti Abruzzo: domani riunione esperti commissione Grandi rischi. Su richiesta del capo del Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso,
con l'obiettivo di fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull'attività sismica delle ultime settimane è stata convocata domani, 31 marzo, all'Aquila, alle ore 18,30 presso la sede della regione Abruzzo, una riunione degli esperti della commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei Grandi rischi. All'incontro, finalizzato all'analisi della frequente attività sismica registrata nella provincia dell'Aquila dall'inizio del 2009, parteciperanno, tra gli altri, il
prof. Franco Barberi, presidente vicario della commissione, il prof. Enzo Boschi, presidente dell'INGV, il prof. Gian Michele Calvi, il prof. Claudio Eva e il vice capo dipartimento, prof. Bernardo De Bernardinis. È utile precisare che non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto e che non c'è nessun allarme in corso da parte del dipartimento della Protezione civile, ma una continua attività di monitoraggio e di attenzione. Secondo l'Ingv, ente preposto alla sorveglianza della sismicità del territorio nazionale, le scosse avvertite dalla popolazione in data odierna fanno parte di una tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come quella dell'aquilano che, negli ultimi mesi, ha registrato quasi 200 eventi, la maggior parte dei quali non avvertiti dalla popolazione" (comunicato dell'ufficio stampa del capo dipartimento Protezione civile, 30 marzo 2009).

"Continua lo sciame sismico nell'aquilano. Da ieri sono state tre le scosse avvertite dalla popolazione: alle 8,04, alle 13,14 e alle 3,44 di questa notte, con magnitudo non superiore a 2.8. Le località prossime all'epicentro sono sempre i Comuni di L'Aquila, Collimento e Villagrande. Nel pomeriggio di ieri si è riunita a L'Aquila, nella sede della regione Abruzzo, la commissione nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi. Scopo dell'incontro è stato fornire ai cittadini tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull'attività sismica delle ultime settimane in Abruzzo: attività che viene costantemente monitorata, pur non essendoci nessun allarme in corso. Hanno partecipato alla riunione il prof. Franco Barberi, presidente vicario della Commissione, il prof. Enzo Boschi, presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia -INGV-, il prof. Gian Michele Calvi, il prof. Claudio Eva. Per il dipartimento della Protezione civile, presenti il prof. Bernardo De Bernardinis, vice capo dipartimento e il prof. Mauro Dolce, direttore dell'Ufficio rischio sismico" (comunicato del 1 aprile 2009).

"Allerta meteo del dipartimento della Protezione civile al nord; riunione tecnica della commissione Grandi rischi, ieri, a L'Aquila... Andiamo ora in Abruzzo, precisamente a L'Aquila dove ieri si è tenuta una riunione tecnica della commissione Grandi Rischi cui hanno partecipato, tra gli altri, il vicecapo dipartimento della Protezione civile, Bernardo De
Bernardinis, il prof. Barberi ed Enzo Boschi, membri della Commissione, oltre all'assessore alla Protezione civile regionale, Daniela Stati e al sindaco dell'
Aquila, per fare il punto sulla sequenza sismica registrata nella zona negli ultimi mesi e fornire alla cittadinanza tutte le informazioni utili a scansare allarmismi divulgati con troppa approssimazione. De Bernardinis ha ricordato, infatti, che bisogna saper convivere con le caratteristiche dei territori e mantenere uno stato di attenzione sì, ma senza avere uno stato di ansia. La comunità scientifica, inoltre, ha confermato che non c'è pericolo perché il continuo scarico di energia, riduce la possibilità che si verifichino eventi particolarmente intensi. Nella notte è proseguito lo sciame sismico con unalieve scossa, di carattere strumentale, lievemente avvertita dalla popolazione nei comuni di Collimento, Villagrande e L'Aquila. Il movimento tellurico non ha prodotto danni a persone o cose ed è stato registrato alle 03,44 con magnitudo 1.8" (Isoradio, 1 aprile 2009).

"Con un diavolo per capello, il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si è scagliato contro 'quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false', chiedendo una punizione esemplare. E così è stato: Giuliani, che basa le sue previsioni sull'analisi di un gas (il Radon) sprigionato dalla crosta terrestre e che ha costruito enormi cubi in piombo per monitorare il suolo, ora si ritrova addosso una denuncia per procurato allarme" (Corriere della Sera, 1 aprile 2009).

*(rubrica 'CartaCanta' di Repubblica.it, 7 aprile 2009)

postato da: Paolo27is alle ore aprile 11, 2009 20:59 | link | commenti (1)
categorie: abruzzo, terremoto
martedì, 07 aprile 2009

Il Guastafeste. Rubrica Satirica di Paolo De Chiara

pernacchio

Pernacchi per tutti!

Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Fischi, pernacchi ed urla hanno raccolto lo sGovernatore Iorio e il nominato Di Giacomo dai larinesi in lotta a difesa dell’ospedale. Vuoi vedere che questa regione, finalmente, si sta svegliando dall’incantesimo? Forse, abbiamo toccato già il fondo e stiamo cominciando a grattare per uscire dall’altra parte. I due politici, probabilmente saranno i primi di una lunga serie. Molti i lavoratori in attesa davanti i cancelli della Ittierre di Pettoranello. Vedremo chi avrà coraggio ad affrontarli. La lista è lunghissima e non per forza dovrà contenere solo i nominativi del Popolo delle Libertà… condizionali. Anche a sinistra ci sono molti soggetti a cui un bel pernacchio farebbe bene. Intanto, il sindaco di Venafro Cotugno, eletto grazie all’inciucio tra centro-destra e parte del centro-sinistra, è entrato a pieno titolo tra i “pernacchi del popolo”. Ma alla coalizione che ha appoggiato questo sindaco quanti lunghi e sonori pernacchi saranno destinati? È bene ricordare che il Pd e l’Italia dei Valori, ad oggi, ancora fanno parte della maggioranza comunale. Chissà se anche le opposizioni di centro-sinistra, magari al Comune di Isernia e alla Provincia Pentra, potranno svegliarsi dopo qualche sonoro pernacchio. Non dimentichiamo, però, l’Arena di Bojano. Per tutti è ormai salva. Ma non è così. Gli eletti della zona in Consiglio regionale, i vari Romano, Fusco Perrella, De Matteis, non hanno speso una sola parola su questa azienda dove, tra l’altro, i sindacati firmano accordi e cassa integrazione senza informare gli operai. Tra qualche giorno, anche davanti a quei cancelli, sentiremo i pernacchi degli operai incazzati (che ancora avanzano diversi mesi di stipendio) contro chi continua a scherzare con la dignità e il futuro della gente. Molisani, è giunto il momento di prenderli a pernacchi. Cominciate ad abituare le vostre labbra e la vostra bocca  per dare aria alle “trombe”. I troppi anni di silenzio e di attesa hanno accumulato tante vicende poco chiare. La luna di miele è finita. Un detto catalano dice: “Ci pisciano addosso e ci dicono che piove”. Voi, avete superato anche questo, non contenti della lunga pioggia a cui ci avete sottoposto. Ora godetevi il “successo” e godetevelo finché dura. È  iniziata la rivoluzione del pernacchio.

Articolo pubblicato su 'Il Ponte', marzo 2009

 

postato da: Paolo27is alle ore aprile 07, 2009 17:42 | link | commenti
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lunedì, 30 marzo 2009

L'Angolo del TRAVAGLIO

giornali

Balla a Balla

di Marco Travaglio*
Ferve sui giornali il dibattito sulla crisi dei giornali. Intanto gli stessi giornali continuano a nascondere le notizie (solo Repubblica e il manifesto han raccontato la vittoria in appello di Santoro contro la Rai che si era opposta al suo reintegro deciso dal Tribunale) e a gonfiare le non-notizie.Per esempio la puntata di “Porta a Porta” con Karol Ratz, arrestato per gli stupri della Caffarella e di Primavalle, poi scarcerato per non averli commessi. Una puntata talmente arrapante da raccogliere appena il 9% di share (1 milione di spettatori). Eppure i giornali le hanno dedicato intere paginate, così i lettori che avevano girato alla larga da Vespa imparano. Non l’avete voluto vedere? Beccàtevelo sul giornale. La sera prima, l’insetto celebrava il Quindicennio Berlusconiano con un servizietto che attribuiva la caduta del primo governo del Cavaliere a “un avviso di garanzia della Procura di Milano” e quella del secondo governo Prodi a “un’inchiesta rivelatasi poi infondata su Mastella e la moglie”. Due balle al prezzo di una. Il Berlusconi I cadde perché Bossi gli ritirò la fiducia, in dissenso sulla riforma delle pensioni, anzi su tutto. Il Prodi II cadde perché Mastella s’era accordato con Berlusconi e aveva preso a pretesto l’inchiesta di S.Maria Capua Vetere. Che non s’è rivelata affatto infondata: la Procura di Napoli ha appena depositato gli atti –preludio alla richiesta di rinvio a giudizio- a carico dei coniugi Mastella per concussione. Ma pareva brutto raccontare la verità. Intanto il dibattito sulla crisi dell’informazione prosegue, più appassionante che mai.

* l'Unità - 26 marzo 2009

postato da: Paolo27is alle ore marzo 30, 2009 15:17 | link | commenti
categorie: bruno vespa, marco travaglio, michele santoro, porta a porta, caffarella, karol ratz
venerdì, 27 marzo 2009

La Sai l'Ultima?

berlusconi-napoleone

BERLUSCONATE

 

Il Presidente stacanovista

Stamane il premier, nella cerimonia d'inaugurazione della linea alta velocità sulla tratta Bologna-Firenze, era invece intervenuto sulla crisi, invitando gli italiani ad avere "voglia di reagire, di impegnarsi e magari lavorare anche di più, reagendo a questa influenza americana, a questo virus che viene dall'America".

(Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, 24 marzo 2009, Repubblica.it)

 

"Io ho detto che deve lavorare di più chi ha la possibilità di farlo. Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa fare, io non starei con le mani in mano...". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi tornando, a Napoli, sulle sue affermazioni dei giorni scorsi, per le quali gli italiani devono lavorare di più.

(Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, 25 marzo 2009, Repubblica.it)

 

"Quando mi hanno domandato 'ma lei cosa farebbe se si trovasse nella situazione di una persona licenziata?' io ho risposto: beh, non resterei con le mani in mano, cercherei di darmi da fare in qualunque altra direzione, intanto potrei cercare un altro lavoro perché non è detto che una persona debba nascere e morire sempre con lo stesso lavoro e poi mi darei da fare anche in lavori imprenditorialmente, cioè cercherei di fare qualche cosa, naturalmente contando sulla cassa integrazione".

(Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, 26 marzo 2009, Repubblica.it)

 

Presidente vs Presidente

"Ci sono troppe procedure, siamo veramente indietro su tutto, anche il Parlamento...".

(Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, 26 marzo 2009, Repubblica.it)

 

"La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise che devono essere rispettate da tutti, in primis dal capo del governo. Si possono certo cambiare ma non irridere". …"E' sbagliato irridere le regole parlamentari e lo dirò con chiarezza al premier". Se si delegittimano le istituzioni, sostenendo che i parlamentari "sono lì solo a fare numero, si alimenta il qualunquismo e il senso di sfiducia nelle istituzioni, di cui credo che nessuno senta il bisogno".

(Gianfranco Fini, presidente della Camera, confluito con armi e bagagli nel ‘nuovo’ partito di Silvio Berlusconi, meglio conosciuto come PdL, 26 marzo 2009, Repubblica.it)

 

"Cado dalle nuvole" … “Non riesco a capire - afferma Berlusconi in una dichiarazione dopo la presa di posizione del presidente della Camera - in quale modo possano essere stati stravolti i miei ragionamenti sulla necessità, da tutti condivisa, di riformare i regolamenti parlamentari. Sanno tutti che la mia posizione non è mai cambiata. Gli emendamenti dovrebbero essere discussi e approvati in commissione, mentre nell'aula si dovrebbero effettuare la discussione e il voto finale su ogni legge, come accade in altri Paesi".

(Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, 26 marzo 2009, Repubblica.it)

La brutta copia di Obama

Ad Acerra, il premier è anche tornato a scherzare con il presidente degli Stati Uniti, capovolgendo questa volta il bersaglio della 'carineria'. A chi gli faceva presente che quando parla sembra Obama, il premier ha risposto sorridendo: "No, io sono più pallido anche perchè è tanto che non vado al sole. Lui - ha poi concluso - è più bello, giovane e più alto...".

(Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, 26 marzo 2009, Repubblica.it)

 

 

postato da: Paolo27is alle ore marzo 27, 2009 02:17 | link | commenti (1)
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giovedì, 26 marzo 2009

L'Angolo del TRAVAGLIO

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Programmi di evasione
"L'evasione fiscale è un male di cui abbiamo il record in Europa e faremo tutto quello che possiamo perché diminuisca", commenta Berlusconi, che ringrazia per "il forte e responsabile sostegno al governo" di Cisl e Uil. Commentando la proposta di aumentare l'aliquota Irpef per la fascia di reddito più alta, il premier ha invece detto che un intervento del genere "non farebbe altro che aumentare l'evasione fiscale, mentre è sicuro che bisogna diminuire la pressione sui redditi più bassi" (Silvio Berlusconi, Ansa, 15 marzo 2009).

"L'evasione di chi paga il 50% dei tributi non l'ho inventata io. È una verità che esiste. Un diritto naturale che è nel cuore degli uomini" (Silvio Berlusconi a Radio anch'io, 18 febbraio 2004).

"C'è una norma di diritto naturale che dice che, se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato, questa ti sembra una richiesta giusta, e glielo dai in cambio di servizi che lo Stato ti dà. Se lo Stato ti chiede di più, o molto di più, c'è una sopraffazione nei tuoi confronti e allora ti ingegni per trovare dei sistemi elusivi o addirittura evasivi, che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità, e che non ti fanno sentire intimamente colpevole" (Silvio Berlusconi in visita ufficiale al Comando della Guardia di Finanza, 11 novembre 2004).

"Se si chiedono imposte giuste, non si pensa a evadere. Ma se si chiede il 50% e passa, la richiesta è scorretta e allora mi sento moralmente autorizzato, per quanto posso, a evadere" (Silvio Berlusconi, 17 febbraio 2005).

(Carta Canta, Rubrica di Marco Travaglio, Repubblica.it del 18 marzo 2009)

postato da: Paolo27is alle ore marzo 26, 2009 01:17 | link | commenti (1)
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martedì, 24 marzo 2009

Tutti contro le mafie

don peppe

"Non c'è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di avere paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare".

don Peppe Diana, ucciso il 19 marzo 1994 dai sicari della camorra nella sagrestia della chiesa a Casal di Principe

postato da: Paolo27is alle ore marzo 24, 2009 00:31 | link | commenti
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giovedì, 19 marzo 2009

"Per amore del mio popolo non tacerò"

don Peppe Diana

Don Peppino, eroe in tonaca
ucciso dal Sistema dei clan

 

di ROBERTO SAVIANO*

La mattina del 19 marzo del 1994 don Peppino era nella chiesa di San Nicola, a Casal di Principe. Era il suo onomastico. Non si era ancora vestito con gli abiti talari, stava nella sala riunioni vicino allo studio. Entrarono in chiesa, senza far rimbombare i passi nella navata, non vedendo un uomo vestito da prete, titubarono.
Chi è Don Peppino?
Sono io...
Poi gli puntarono la pistola semiautomatica in faccia. Cinque colpi: due lo colpirono al volto, gli altri bucarono la testa, il collo e la mano. Don Peppino Diana aveva 36 anni. Io ne avevo 15 e la morte di quel prete mi sembrava riguardare il mondo degli adulti. Mi ferì ma come qualcosa che con me non aveva relazione. Oggi mi ritrovo ad essere quasi un suo coetaneo. Per la prima volta vedo don Peppino come un uomo che aveva deciso di rimanere fermo dinanzi a quel che vedeva, che voleva resistere e opporsi, perché non sarebbe stato in grado di fare un'altra scelta.
Dopo la sua morte si tentò in ogni modo di infangarlo.
Accuse inverosimili, risibili, per non farne un martire, non diffondere i suoi scritti, non mostrarlo come vittima della camorra ma come un soldato dei clan. Appena muori in terra di camorra, l'innocenza è un'ipotesi lontana, l'ultima possibile. Sei colpevole sino a prova contraria. Persino quando ti ammazzano, basta un sospetto, una voce diffamatoria, che le agenzie di stampa non battono neanche la notizia dell'esecuzione. Così distruggere l'immagine di don Peppino Diana è stata una strategia fondamentale. Don Diana era un camorrista titolò il Corriere di Caserta. Pochi giorni dopo un altro titolo diffamatorio: Don Diana a letto con due donne.
Il messaggio era chiaro: nessuno è veramente schierato contro il sistema. Chi lo fa ha sempre un interesse personale, una bega, una questione privata avvolta nello stesso lerciume. Don Peppino fu difeso da pochi cronisti coraggiosi, da Raffaele Sardo a Conchita Sannino, da Rosaria Capacchione, Gigi Di Fiore, Enzo Palmesano e pochi altri. Ricordarlo oggi - a 15 anni dalla morte - significa quindi aver sconfitto una coltre di persone e gruppi che pretendevano di avere il monopolio sulle informazioni di camorra, in modo da poterle controllare. Ricordarlo è la dimostrazione che anche questa terra può essere raccontata in modo diverso da come è successo per lungo tempo. Come dice Renato Natale, ex sindaco di Casal di Principe e amico di don Peppe, "è sempre complicato accettare l'eroismo di chi ci sta vicino, perché questo sottolineerebbe la nostra ignavia". Don Peppino fu ucciso nel momento in cui Francesco Schiavone Sandokan era latitante, mentre i grandi gruppi dei Casalesi erano in guerra e i grandi affari del cemento e dei rifiuti divenivano le nuove frontiere dei loro imperi. Don Peppino non voleva fare il prete che accompagna le bare dei ragazzi soldato massacrati dicendo "fatevi coraggio" alle madri in nero. A condannarlo fu ciò che aveva scritto e predicato. In chiesa, la domenica, tra le persone, in piazza, tra gli scout, durante i matrimoni. E soprattutto il documento scritto assieme ad altri sacerdoti: "Per amore del mio popolo non tacerò". Distribuì quel documento il giorno di Natale del 1991. Bisognava riformare le anime della terra in cui gli era toccato nascere, cercare di aprire una strada trasversale ai poteri, l'unica in grado di mettere in crisi l'autorità economica e criminale delle famiglie di camorra.
"Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della Camorra. - scriveva - La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone con violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l'imprenditore più temerario, traffici illeciti per l'acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti... ".
La cosa incredibile è che quel prete ucciso, malgrado tutto, continuò a far paura anche da morto. Le fazioni in lotta di Sandokan e di Nunzio di Falco cominciarono a rinfacciarsi reciprocamente la colpa del suo sangue, proponendo di testimoniare la loro estraneità a modo loro: impegnandosi a fare a pezzi i presunti esecutori della banda avversaria. Oltre a cercare di diffamare Don Peppino, dovevano cercare di lanciarsi dei messaggi scritti con la carne, per togliersi di dosso il peso dell'uccisione di quell'uomo. Così come era stato difficile trovare i killer disposti a farlo fuori. Uno si ritirò dicendo che a Casale lo conoscevano in troppi, un altro accettò ma a condizione partecipasse pure un suo amico, come un bambino che non ha il coraggio di fare da solo una bravata. Nel corso della notte prima dell'agguato, uno dei killer tormentati riuscì a convincere un altro a rimpiazzarlo, ma il sostituto, l'unico che non sembrava volersi tirare indietro, era l'esecutore meno adatto. Soffriva di epilessia e dopo aver sparato rischiava cadere a terra in convulsioni, crisi, bava alla bocca. Con questi uomini, con questi mezzi, con queste armi fu ucciso Don Peppino, un uomo che aveva lottato solo con la sua parola e che rivoluzionò il metodo della missione pastorale. Girava per il paese in jeans, non orecchiava le beghe delle famiglie, non disciplinava le scappatelle dei maschi né andava confortando donne tradite. Aveva compreso che non poteva che interessarsi delle dinamiche di potere. Non voleva solo confortare gli afflitti, ma soprattutto affliggere i confortati. Voleva fare chiarezza sulle parole, sui significati, sui perimetri dei valori.
Scrisse: "La camorra chiama "famiglia" un clan organizzato per scopi delittuosi, in cui è legge la fedeltà assoluta, è esclusa qualunque espressione di autonomia, è considerata tradimento, degno di morte, non solo la defezione, ma anche la conversione all'onestà; la camorra usa tutti i mezzi per estendere e consolidare tale tipo di "famiglia", strumentalizzando persino i sacramenti. Per il cristiano, formato alla scuola della Parola di Dio, per "famiglia" si intende soltanto un insieme di persone unite tra loro da una comunione di amore, in cui l'amore è servizio disinteressato e premuroso, in cui il servizio esalta chi lo offre e chi lo riceve. La camorra pretende di avere una sua religiosità, riuscendo, a volte, ad ingannare, oltre che i fedeli, anche sprovveduti o ingenui pastori di anime (...) Non permettere che la funzione di "padrino", nei sacramenti che lo richiedono, sia esercitata da persone di cui non sia notoria l'onestà della vita privata e pubblica e la maturità cristiana. Non ammettere ai sacramenti chiunque tenti di esercitare indebite pressioni in carenza della necessaria iniziazione sacramentale...".
Questo è il lascito di Don Peppino Diana, un lascito che ancora oggi resta difficile accogliere e onorare. La speranza è nelle nuove generazioni di figli di immigrati, e nuovi figli di questo meridione, persone che torneranno dalla diaspora dell'emigrazione, emorragia inarrestabile. Il pensiero e il ricordo di Don Peppino sarà per loro quello di un giovane uomo che ha voluto far bene le cose. E si è comportato semplicemente come chi non ha paura e dà battaglia con le armi di cui dispone, di cui possono disporre tutti. E riconosceranno quanto fosse davvero incredibilmente nuova e potente la volontà di porre la parola al centro di una lotta contro i meccanismi di potere. Parole davanti a betoniere e fucili. Realmente, non come metafore. Una parola che è sentinella, testimone, così vera e aderente e lucida che puoi cercare di eliminarla solo ammazzando. E che malgrado tutto è riuscita a sopravvivere. E io a Don Peppino vorrei dedicare quasi una preghiera, una preghiera laica rivolta a qualunque cosa aiuti me e altri a trovare la forza per andare avanti, per non tradire il suo esempio, offrendogli le parole di un rap napoletano. "Dio, non so bene se tu ci sei, né se mai mi aiuterai, so da quale parte stai".

*Repubblica.it del 18 marzo 2009

lunedì, 16 marzo 2009

“La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

bavaglio

Il bavaglio alla stampa molisana


di Paolo De Chiara

'E' stupefacente la decisione di una istituzione democratica, la Giunta della Regione Molise, di contestare opinioni e scelte editoriali di un giornale in sede giudiziaria’. In questo modo si è espressa la FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) in merito alla decisione della giunta regionale di affidarsi ad un legale, l’avvocato Francesco Fimmanò, per contrastare ‘la costante e perdurante disinformazione – si legge nella delibera di giunta n. 199 del 3 marzo 2009 – esercitata dal quotidiano ‘Nuovo oggi Molise’ nei confronti degli Amministratori della Regione’ che ‘ha comportato una diffusa e negativa percezione della Regione Molise come Istituzione di riferimento’. Nella delibera, inoltre, è possibile leggere: ‘particolarmente gravi si appalesano le diffamazioni che accompagnano questa disinformazione e che concorrono a formare un’immagine negativa della Regione con possibili pesanti ricadute su tutti i tavoli di confronto e concertazione sia nazionali che europei’. Quindi ‘appare necessario procedere contro gli autori di siffatta “campagna di diffamazione” richiedendo, in sede civile, il risarcimento dei danni subiti’. Sulla questione è intervenuta con una nota anche l’AssoStampa Molise, esprimendo ‘forte preoccupazione per la decisione della giunta regionale del Molise di affidare ad un legale l’incarico di tutelare l’immagine dell’ente attraverso la citazione, anche in sede civile, di Nuovo Molise Oggi e dei giornalisti’. Per il sindacato dei giornalisti molisano la questione ‘riveste particolare gravità perché di fatto attacca e minaccia il diritto all’informazione, alla base dell’ordinamento democratico’. La preoccupazione dell’ASM riguarda, soprattutto, il diritto di critica. ‘Se vi sono articoli ritenuti offensivi – conclude la nota a firma dell’Associazione Stampa del Molise – l’ordinamento prevede quale debba essere la strada giudiziaria per far valere i propri diritti. Tutte le altre iniziative sembrano essere dettate più dalla volontà di rendere meno forte il diritto di critica e non dall’esigenza di avere un’informazione autonoma, anche se aspra, rappresentativa della pluralità della società’. Ma l’operazione condotta dalla Giunta Regionale del Molise ha già portato l’avvocato Fimmanò a produrre una diffida verso ‘le altre testate in indirizzo di propagare, come sinora fatto, mediante la rassegna mattutina dei quotidiani o la riproduzione in siti di informazione via internet (e nei relativi archivi storici), le diffamazioni della Regione Molise, della sua Giunta Regionale e del suo Presidente e dei suoi Assessori, pubblicate dal quotidiano Nuovo Molise, avvertendo che sussiste la responsabilità in solido di chi non effettua il dovuto controllo sulle notizie, anche laddove riproduca notizie, articoli o titoli pubblicati da altri giornali’. Nella diffida, inoltre, ‘si invitano per l’effetto a rimuovere altresì dagli archivi accessibili ai lettori tali articoli, rassegne e rubriche. In caso contrario di inottemperanza alla presente diffida, oltre ad agire per il risarcimento danni, saremo costretti, nostro malgrado, a ricorrere ex art. 700 cpc, per ottenere l’inibitoria giudiziale ed il sequestro delle pubblicazioni, anche nella loro versione diffusa in via telematica’. Ora, è possibile parlare di ‘bavaglio alla stampa’ senza incorrere nel reato di ‘lesa maestà’? In Molise cosa potranno scrivere i giornalisti e di cosa si dovranno occupare gli organi di informazione regionali? Sarebbe il caso, come accadde nel periodo fascista, di istituire una nuova ‘Agenzia di stampa Stefani’, l’unica autorizzata dal Governo a fornire agli organi di stampa l’informazione primaria? In assenza di una seria Legge sull’Editoria, come dovranno comportarsi gli operatori del settore? Per l’AssoStampa regionale ‘il clima generale che tende a mettere il bavaglio all’informazione, accentuato dalla legge sulle intercettazioni all’esame del Parlamento, l’insofferenza della classe politica ad essere giudicata dall’informazione e dal popolo e, non ultime, iniziative come queste allontanano le istituzioni dai cittadini e comprimono i principi costituzionali della libera espressione’. Ma è doverosa un’ultima domanda. Perché nella delibera di Giunta, dove viene indicato anche il ‘preavviso di parcella di 10mila euro circa’ per l’avvocato Fimmanò, non viene accostato al giornale locale anche ‘Repubblica’ che, proprio qualche giorno fa, ha dedicato un ‘servizio’ a Iorio e alla sua famiglia? L’informazione, in un Paese civile e democratico, dovrebbe essere il “cane da guardia” del potere. Senza alcun tipo di ‘bavaglio’. Una cosa, però, è certa. L’articolo 21 della Costituzione Italiana parla chiaro. Al secondo comma c’è una bellissima frase, scritta da politici di altri tempi: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
     
dechiarapaolo@gmail.com

Articolo pubblicato su Articolo21.info. Ecco il link diretto: http://www.articolo21.info/5055/editoriale/il-bavaglio-alla-stampa-molisana.html

postato da: Paolo27is alle ore marzo 16, 2009 19:36 | link | commenti
categorie: stampa, censura, molise, bavaglio, iorio, fimmanò, delibera 199/2009, diffida nuovo molise
domenica, 15 marzo 2009

Intervista a Raffaele Sardo, autore del libro 'La Bestia'

Raffaele Sardo

“Nella Chiesa ci sono quelli che si ispirano a Don Abbondio e quelli che si ispirano a Frà Cristoforo”

Raffaele Sardo, autore di ‘La Bestia’, racconta sei storie dimenticate

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Il 31 gennaio scorso il presidente della Corte di Appello di Campobasso, il dott. Alfonso Bosco, all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, ha lanciato l’allarme sui rischi di infiltrazione della criminalità organizzata, soprattutto nel settore degli appalti pubblici e dei subappalti per la contiguità territoriale con le province di Caserta e di Foggia. Anche il traffico di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione ed il collocamento illegale della manodopera rappresentano ambiti interessanti per le organizzazioni criminali. In Molise, dopo queste gravi affermazioni, si è registrato, come accade in questi ultimi tempi, un assordante silenzio. Il grido d’allarme del Presidente della Corte d’Appello è caduto nel vuoto. ‘Nessuna forza, soggetto istituzionale o rappresentanza sociale – secondo il consigliere regionale Petraroia - ha ritenuto di riprendere un tema così delicato come se si stesse parlando di un’altra Regione”. Noi abbiamo avvicinato Raffaele Sardo, l’autore del libro ‘La Bestia -  Camorra. Storie di Delitti, Vittime, e Complici’, che ha preso parte all’iniziativa ‘Abbattiamo la Bestia’, organizzata ad Isernia lo scorso 6 febbraio. All’evento hanno preso parte anche l’On. Lorenzo Diana (minacciato di morte dal clan dei Casalesi), il direttore de il Ponte Giancarlo Mammarella, il consigliere regionale Michele Petraroia, il rappresentante dell’Associazione ‘I Care’ Lucio Pastore e il responsabile regionale di Libera Franco Novelli.

Roberto Saviano nella premessa al tuo libro scrive testualmente: “le vittime di cui parla Sardo non hanno avuto pezzi in prima pagina e talk show, i loro familiari non sono stati filmati da telecamere, i funerali sono stati disertati da ministri e Cnn, non c’è stata la Bbc a riprendere i mazzi di fiori posati nei luoghi delle loro esecuzioni…”. Forse per scuotere le coscienze è fondamentale raccontare tutte le storie di camorra.

“Sono sei storie raccontate dal punto di vista di chi resta, storie di vittime di Camorra. I racconti sono fatti dai superstiti, dai familiari. E’ un punto di vista che in genere non viene mai affrontato. Queste persone, al di là dei dati della fredda cronaca, sono coloro che restano con il loro dramma, con il loro dolore chiusi molto spesso nelle loro case e vengono anche dimenticate. Ho voluto affrontare questo aspetto del problema perché incrocio nella mia attività quotidiana molte di queste persone. Le conosco personalmente e vedo, sempre e comunque, che questo dolore non passa mai. Come può passare il dolore di una madre che ha perso il figlio, un dolore di un figlio che non ha più un padre, il dolore di un fratello che ha visto morire ammazzato un giovane carabiniere di 20anni. Le storie sono sei, la più nota forse è quella di Don Peppino Diana, il parroco di Casal di Principe ucciso il 19 marzo del 1994, esattamente 15anni fa. Nel libro la racconta la madre questa storia e dice che non perdonerebbe mai i suoi assassini e dice che se li incontrasse li farebbe fare la stessa fine di Don Peppino Diana. E’ una cosa molto dura a sentirla ma è lo stesso sentimento che nutrono tante madri, tante fratelli. I figli di Franco Imposimato raccontano la vicenda del padre, il fratello del giudice Imposimato, ammazzato 25 anni fa per una vendetta trasversale da parte della mafia siciliana e della ‘banda della Magliana’. Queste storie rischiavano di venire dimenticate e secondo me non era giusto consegnarle all’oblio, ma tirarle fuori per consegnarle ai ragazzi, ai posteri e per dire che queste cose non devono più accadere”.

Leggendo la vicenda di Don Peppe Diana viene subito alla luce una cosa molto importante. In questi territori di camorra, oltre alle Istituzioni, è assente, in diverse circostanze, anche la Chiesa.

La Chiesa nel caso particolare di Don Diana certamente non ha fatto il proprio dovere. Non ha portato fino in fondo come esempio questo sacerdote. Negli anni in cui c’era il processo in corso, che è durato dieci anni, la Chiesa si è tenuta molto in disparte. La Chiesa il giorno dei funerali, il vescovo di Aversa, l’allora vescovo Chiarinelli, non ha mai citato il termine “camorra”. E le indagini all’inizio furono orientate su altre vicende, fu detto che Don Peppino Diana era stato ammazzato per questioni di donne, per aver favorito i clan, per detenzioni di armi. Non era affatto vero. La sentenza definitiva che ha condannato all’ergastolo i suoi assassini ha fatto giustizia anche di queste cose. Ma la Chiesa si è tenuta lontana. Non mi meraviglio perché nella Chiesa ci sono quelli che si ispirano a Don Abbondio e quelli che si ispirano a Frà Cristoforo. E allora i sacerdoti che si ispirano a Don Abbondio, certo, non possono prendere come esempio Don Peppino Diana perché, probabilmente, era più vicino a Fra’ Cristofaro”. 

Sempre Saviano nella sua prefazione indica tra i responsabili anche certa stampa locale. La diffamazione viene utilizzata come un’arma per distruggere la dignità delle persone.

 

“Una delle caratteristiche che racconto e che viene fuori da queste storie è la delegittimazione che hanno tentato di fare gli organi di stampa nei confronti di queste persone. Hanno tentato di ucciderli anche dopo morti. Il ruolo degli organi di informazione è molto importante. Nel caso di Don Diana il Corriere di Caserta ha fatto una campagna sistematica nel distruggere la figura di Don Peppino Diana. La famiglia è stata costretta a denunciare questo giornale e c’è stata una causa civile vinta, ovviamente, dalla famiglia di Don Peppe”.
ARTICOLO PUBBLICATO su 'il Ponte', marzo 2009
postato da: Paolo27is alle ore marzo 15, 2009 19:24 | link | commenti (2)
categorie: chiesa, camorra, i care, lorenzo diana, raffaele sardo, don peppe diana
giovedì, 12 marzo 2009

Intervista a Lorenzo DIANA, minacciato di morte dai Casalesi

De Chiara, Sardo e Diana

“La mafia sta divenendo un pericolo per l’economia e per l’intero Paese”

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Lorenzo Diana è stato parlamentare del centrosinistra, già responsabile antimafia Ds e membro per 10 anni della Commissione Nazionale Antimafia, oggi è consigliere della ‘Fondazione Caponnetto’ e responsabile dell’Osservatorio antimafia dell’associazione ‘Articolo21’. Da quasi 15anni è costretto a vivere sotto scorta per le minacce ricevute dal sanguinario clan dei Casalesi.

I cittadini onesti cosa devono fare per contribuire alla lotta contro le mafie?

“Serve diffondere la consapevolezza civica che non si può vincere la camorra e le mafie senza una maggiore partecipazione della popolazione, senza un vero movimento popolare antimafia. Per questa ragione penso che molte iniziative come quella di Napoli del 21 marzo, la giornata della memoria organizzato da don Ciotti, possa contribuire a dare una spallata alle tante organizzazioni criminali che stanno infestando il Mezzogiorno e il Paese”.

Lei è stato minacciato dal clan dei casalesi di morte per il suo impegno antimafia e da quindici anni vive sotto scorta. Ne vale la pena?

“Ci si abitua a vivere con la scorta. E’ possibile e necessario non rinunciare alla dignità della persona, alla libertà di una società alla sicurezza dei cittadini. Abbiamo bisogno di far crescere quei diritti e quelle libertà per i quali ci sono voluti secoli di battaglie. E’ antistorico il fenomeno criminale, non il resistere. Resistere è possibile, ma è possibile vincere. Io sono convinto che Falcone avesse ragione. La mafia è possibile sconfiggerla”.

Cos’è il clan dei casalesi?

“Il più potente clan camorristico dai caratteri mafiosi con radici nella provincia di Caserta, ma presente in più regioni italiane e in diversi paesi esteri. Un clan che come altri gestisce i traffici della droga, di armi, dei rifiuti, le estorsioni, ma che ha una spiccata vocazione imprenditoriale, specialmente negli appalti e nell’edilizia.

Forse con un impegno maggiore da parte dello Stato e delle Istituzioni.

“Lo Stato deve liberarsi di un antico vizio, quello dell’emergenza. Rispondere dopo il clamore di un assassinio, della mattanza. Serve invece avere una lotta permanente, un contrasto quotidiano delle criminalità fino a quando non siano sconfitte. Non possiamo ritenerci vittoriosi quando boss sono latitanti per oltre un decennio, fin quando ci sono esercenti, imprenditori che devono subire la morsa delle estorsioni, fin quando un cittadino non sia libero su un territorio di agire come in qualsiasi angolo libero del mondo. Per queste ragioni lo Stato deve assumere la lotta alla camorra e alle mafie come una priorità, destinare risorse, riformare la giustizia perché sia più rapida e veloce, confiscare i beni dei clan e non consentire, in alcun modo, collusioni con l’economia e con la politica. Bisogna tagliare le radici di potere ad una criminalità che sarebbe una banda di delinquenti se non avesse spalle potenti. Oggi la mafia sta divenendo un pericolo per l’economia e per l’intero Paese perché dispone di troppo denaro. E’ quindi un problema nazionale e non un problema locale. E se è un problema nazionale merita una risposta prioritaria forte, fin quando non si vince. Io sono convinto che sia possibile farlo. Sono state sconfitte dittature tremende come si potrebbe non sconfiggere organizzazioni criminali che sono un’infinitesima minoranza del nostro popolo”.

Articolo pubblicato su 'il Ponte', marzo 2009 e 'ripreso' dal sito Articolo21 Liberi di (13 marzo 2009). Ecco il link diretto: http://www.articolo21.info/8184/notizia/la-mafia-sta-divenendo-un-pericolo-per.html

postato da: Paolo27is alle ore marzo 12, 2009 11:48 | link | commenti (2)
categorie: italia, politica, camorra, i care, la bestia, morti ammazzati, lorenzo diana, raffaele sardo
mercoledì, 04 marzo 2009

L'intervista del mese: Giuseppe Caterina, leader dell'Italia dei Valori

caterina

‘Per l’Ospedale di Venafro è necessario un ‘patto’ tra Patriciello e Iorio’

Il coordinatore regionale dell’IdV, Giuseppe Caterina, propone soluzioni e proposte per la politica regionale.

 

di Paolo De Chiara

‘Questo è il momento di capire e far venir fuori l’accordo che c’è stato a Venafro, tra i rappresentanti del centro-destra e gli esponenti dell’Italia dei Valori. Spetta alla maggioranza del Comune di Venafro farsi carico di questa emergenza, magari facendo da garante tra il pubblico e il privato. Una ‘joint-venture’ potrebbe essere una soluzione ideale. Tutti e due (Patriciello e Iorio, n.d.r.) dovrebbero sedersi a un tavolo per accordarsi, magari, sulla soluzione del problema dell’Ospedale di Venafro’. Ecco, come il coordinatore regionale dell’IdV analizza la ‘crisi’ della struttura sanitaria, facendo una proposta ai due politici di centro-destra regionale. Ma la questione ‘Ss. Rosario’ non è l’unica toccata dall’ex sindaco di Isernia.

Giuseppe Caterina, già primo cittadino del capoluogo pentro (in quota Ds) e consigliere regionale (in quota Margherita) come giudica, da coordinatore regionale dell’Italia dei Valori, il nuovo soggetto politico creato dai suo vecchi ‘compagni’ di avventura?

‘Ho scelto l’Italia dei Valori per un motivo molto semplice. Sono stato molto favorevole all’Ulivo di Romano Prodi, dove era possibile mettere insieme tutte le forze riformiste italiane. Il Pd non è nato con questa cultura di base, ma da una mera fusione a freddo tra due partiti che hanno poco da condividere. Si è evitato di mettere in campo l’ideologia storica del riformismo italiano. Se il partito di Veltroni dice di non rappresentare la sinistra storica, ma solo il nuovo, personalmente preferisco Di Pietro che è la novità della vita politica italiana. Il partito di Di Pietro mette insieme diverse culture politiche per riconoscere i diritti della gente, per il rispetto della legalità e per contrastare una politica utilizzata per i propri interessi. Di Pietro non fa una politica di identità astratte, ma si rapporta ad una realtà con proposte concrete. Meglio l’IdV che questo Pd senza cultura e senza identità. Il Partito Democratico ha messo da parte la sua storia, senza ricordare gli ‘scheletri nell’armadio’ del Partito Comunista. Il Pd molisano è lo specchio di questa cultura e di questa semplice fusione a freddo.

Però il Pd e l’Italia dei Valori a Venafro vanno a braccetto, appoggiando il sindaco Cotugno e la sua maggioranza di centro-destra. Molti hanno definito questo accordo trasversale un inciucio. Lei come può spiegarci questa manovra politica, accettata dal suo partito?

‘L’accordo è stato valutato in diverse riunioni. A Venafro si è giunti a questa soluzione per privilegiare il vero senso delle Autonomie Locali. Si è voluto staccare Venafro, una realtà territoriale autonoma, per poter andare incontro alle esigenze dei cittadini. Non si è dato il senso politico all’accordo’.

Però le gravi vicende che riguardano l’Ospedale di Venafro stanno creando una situazione ambigua. L’Italia dei Valori, insieme al Pd, sostiene una maggioranza vicina alla politica di Michele Iorio, uno dei responsabili della situazione sanitaria regionale. Come si fa ad essere alleati da una parte se, poi, dall’altra si criticano le scelte di questo centro-destra?

‘Queste erano le motivazioni di inopportunità politica che abbiamo analizzato nel corso dei nostri incontri. A Venafro c’è il segno della politica di Michele Iorio, che ha invaso la politica molisana, dal suo punto di vista. Non ha utilizzato gli strumenti della politica, ma le sue idee. Ha aggiunto alla sanità pubblica, invece di potenziare le strutture esistenti’.

Avete pensato di lasciare la maggioranza di centro-destra al Comune di Venafro?

‘Non abbiamo ancora riflettuto sull’opportunità di lasciare questa maggioranza comunale, anche perché il confronto va fatto con le forze di Venafro. Vedremo se il comportamento futuro di questa amministrazione ci porterà a prendere una seria decisione. Bisogna avere, però, la capacità di fare uno sforzo per migliorare. Sul Molise non può pesare il potere politico di Michele Iorio e di Aldo Patriciello. Non si può tenere una struttura pubblica a Venafro e una privata a pochi chilometri di distanza. Si può discutere di mettere insieme queste due strutture? L’eurodeputato, che con Iorio continua ad avere un rapporto politico stretto, dovrebbe discutere per unire le due strutture. Il pubblico dovrà avere il coraggio di chiedere al privato qualche sacrificio in più e il privato dovrà accollarsi qualche onere, anche perché la ‘Neuromed’ ha già ricevuto tanto. E’ giunto il momento che i costi delle strutture pubbliche si riducano, con una gestione mista per evitare altri inutili sperperi pubblici. Questo è l’impegno che Patriciello dovrebbe assumere con i cittadini di Venafro. Se lui sente questo amore per questa terra deve assumersi le sue responsabilità e riflettere per la soluzione di questi problemi. L’accordo tra Patriciello e Iorio deve essere fatto per il bene di Venafro’.

Come giudica i rapporti ‘privilegiati’ tra Iorio e Di Pietro, soprattutto dopo le polemiche che hanno investito il leader del suo partito proprio per questi incontri istituzionali e politici?

‘Di Pietro ha avuto per due anni la possibilità di ricoprire un ruolo importante nella vita pubblica italiana. Da ministro si è reso conto che il Molise aveva bisogno di nuove infrastrutture e si è messo all’opera per rinnovare questa Regione. Non si è minimamente preoccupato che al governo regionale sedesse un esponente di centro-destra. Ha preso a cuore il destino della sua Regione’.

Si continuano a registrare forti frizioni tra l’IdV e il Partito Democratico. Come giudica il comportamento critico del partito guidato da Veltroni in Italia e dalla Macchiarola in Molise?

‘Il Pd non si aspettava di trovare in Di Pietro un concorrente così forte. L’Italia dei Valori riesce ad andare oltre le contraddizioni che stanno nel Pd, che soffre questa politica. Il Partito Democratico non può sopportare che Di Pietro a Campobasso si è attestato intorno al 34%, diventando il primo partito’.

Il consigliere regionale Massimo Romano è stato indicato come candidato per le prossime comunali a Campobasso. Come vi state muovendo per le elezioni provinciali di Isernia? Il vostro candidato passerà per le primarie di coalizione, sostenute fortemente dal Pd, o anche per questo appuntamento elettorale il vostro candidato sarà indicato dall’alto?

‘Dobbiamo prendere atto che in Molise il 13 e 14 aprile la politica di Di Pietro ha raccolto consensi che sono andati oltre ogni rosea previsione. Questo è l’elemento di novità che deve avere, necessariamente, il giusto peso politico. Noi chiediamo di essere riconosciuti il punto più alto sia a Campobasso che ad Isernia’.

Il neo coordinatore del Pd della Provincia di Isernia, Marco Amendola, il mese scorso ha dichiarato proprio su queste colonne: ‘è un po’ ridicolo, che alcuni esponenti di una forza politica importante come l’Italia dei Valori, che si è sempre battuta per le primarie, oggi torni indietro sui suoi passi, rivendicando un ruolo di leadership avendo soltanto lo 0,1% in più rispetto al Pd, considerando le ultime elezioni politiche’. Lei cosa risponde ad Amendola.

‘Solo le persone poco intelligenti non rivedono le proprie posizioni. Se le primarie sono vere e trasparenti è possibile il ricambio politico. L’onestà intellettuale mi dice che le primarie sono importanti e fondamentali solo se il partito appoggia senza distinzione tutti i suoi candidati, evitando la facile indicazione verso un solo personaggio, buttato nella mischia, il più delle volte, dal partito. La scelta deve essere fatta dalla base e non scendere dall’alto. Diciamo ‘no’ alle primarie di coalizione, soprattutto, a queste primarie dove i candidati si scelgono a monte. I tanti problemi del Pd non saranno risolti da noi’.

Da ex Sindaco di Isernia come giudica l’attuale amministrazione di centro-destra ‘capitanata’ dall’avvocato Gabriele Melogli?

‘Il ritorno di questa classe politica al Comune di Isernia ha danneggiato e continua a danneggiare questa Città. Il piano regolatore è stato rivisto da questa destra. Siamo ritornati all’epoca della Dc, senza disegni di strategie politiche per il futuro di Isernia’.

E cosa ne pensa di questa opposizione comunale?

‘La minoranza fa quello che può con questa maggioranza bulgara’.

Qual è la proposta politica dell’Italia dei Valori in Molise?

‘In un disegno complessivo bisogna puntare sulle Unioni dei Comuni con tre ‘Comprensori’ che gestiscono lo sviluppo e i servizi. La realtà molisana è molto semplice. I Comuni, racchiusi in Unioni, potrebbero sostituire i tanti Enti inutili che servono soltanto ad accontentare i ‘trombati’ della politica. Questo potrebbe servire ad eliminare il sottobosco di potere e di clientele. I soldi pubblici devono servire per i servizi da dare ai cittadini’.

La legalità è il cavallo di battaglia dell’Italia dei Valori. Un ‘sottobosco’ di illegalità è presente anche in Molise. La costituzione dell’associazione antimafia ‘Libera’ nella nostra Regione è molto indicativa. Come si sta muovendo il suo partito nella terra di Di Pietro?

‘Rivendichiamo un ruolo guida per il Molise per far rispettare le regole, per il rispetto della legge. La legalità è il punto fondamentale della nostra azione politica’.

dechiarapaolo@gmail.com

Articolo pubblicato su 'il Ponte', febbraio 2009

 

postato da: Paolo27is alle ore marzo 04, 2009 15:52 | link | commenti (4)
categorie: molise, di pietro, iorio, giuseppe caterina, pd italia dei valori